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di Livio Ciappetta Oggi è passato il DdL sicurezza. Fa caldo, c’è afa, e non riesco a reagire con la rabbia che vorrei alla notizia deprimente. Tra le tante vergogne del provvedimento spiccano il reato di clandestinità e le ronde. Ci sarebbe molto da dire, soprattutto sul reato di clandestinità, ma oggi le ronde assumono un particolare valore simbolico.
Già, perché mentre il parlamento approvava il DDL, il ministero dell’interno siglava un accordo con la gendarmeria francese, che per un mese accompagnerà i carabinieri nostrani per le vie della capitale, per garantire maggiormente la sicurezza di tutti e per aiutare i turisti francesi… Ma una volta per i turisti non c’erano le guide? Capisco che per il rilascio del patentino di guida turistica dalle nostre parti le file sono lunghette, ma addirittura rivolgersi alla gendarmeria mi pare eccessivo. Un proliferare di divise insomma. Le ronde romane di che colore saranno? Giallorosse, con buona pace dei laziali, o piuttosto grigio cenere come quelle della famigerata e caricaturale guardia nazionale? Sia come sia, il prepotente ritorno delle divise, di ogni genere e sorta, sta diventando quasi un fatto di tendenza stilistica, una specie di look intergenerazionale che affascina sempre più persone. Giorni fa da lontano ho visto un tipo, occhiali scuri, basco nero, pantaloni mimetici ben calcati dentro gli anfibi, polo bordeaux. Sembrava la divisa dei carabineiros cileni, e solo quando ero a pochi metri da lui ho capito che in realtà era un volontario della protezione civile, nonostante il piglio marziale e la mascella pronunciata. La cosa mi ha strappato un sorriso, ma mi ha anche messo tanta malinconia. Non c’è solo voglia di controllo, c’è anche voglia di diventare controllori. Credevo che i piumaggi degli alpini o i fucili d’assalto dalle dimensioni spropositate imbracciati dai militari di guardia avrebbero spaventato, o quantomeno suscitato ilarità, e invece sembra che esercitino un gran fascino. Senza una divisa addosso oggi, sempre più persone non si sentono a loro agio, e ne cercano una disperatamente. E per di più per controllare le cose più assurde. Sembra che sulla riviera ligure sia stato fatto divieto di raccogliere conchiglie e costruire castelli di sabbia, per non molestare i bagnanti, e in un piccolo comune in provincia di Pavia il sindaco abbia imposto ai bambini il gioco del silenzio, per non disturbare la quiete. Io vorrei anche provare a fare dell’ironia, ma temo di non averne bisogno, perché è tutto vero. Mi sento in questo momento di ringraziare prima di tutto i pizzardoni (nomignolo riservato a Roma ai vigili urbani), e in seconda battuta ai controllori dell’autobus (che pure sono abbastanza rari, se si eccettuano le linee più frequentate da migranti, come la ferrovia Roma-Pantano, le “laziali” per capirsi); con il loro detestato lavoro continuano ad offrire a tutti/e noi un buon motivo per odiare le divise. Ecco, forse questo potrebbe essere un antidoto alle ronde: gli si dovrebbe conferire il potere di elevare contravvenzioni. Ce li toglieremmo di torno abbastanza rapidamente. Non so quanto durerà. Certo che quindici anni di bombardamento mediatico sul tema della sicurezza di guai ne hanno fatti, e mi pare che non solo ci si stia abituando all’idea di essere sempre e costantemente sorvegliati, ma che anzi i più vogliano anche dare una mano. Sarà un innato desiderio di voyeurismo? Una volta tanti non riuscivano ad andare al bagno se non c’era la chiave dietro la porta; oggi grazie al grande fratello, che le telecamere le mette anche nel bidet, il gabinetto è diventato un luogo di socialità. Beninteso, non che voglia proporre una rivincita del comune senso del pudore, ma a furia di osservare ed essere osservati non ci sarà ambito della propria vita a non essere messo a giudizio. Se poi a questo si sommano le leggi recenti, come quella sul reato di apologia in internet, che in sostanza dice che mi possono arrestare se mi oppongo ad una legge e invito a disobbedirle ( e può valere per tutto, come ad esempio invitare un medico a non denunciare un clandestino, invitare un lavoratore a scioperare nonostante la precettazione, invitare un bambino a costruire un castello di sabbia sulla riviera ligure ecc…), ecco che abbiamo il nostro nuovo modello di società. Sorvegliare e punire. Michel Foucault, autore della monumentale opera dal medesimo titolo, racconta tra l’altro dell’invenzione del panopticon, un carcere “modello” nel quale il sorvegliato non sapeva mia da dove lo osservavano, ma era certo che in ogni angolo della struttura sarebbe stato visibile. Beh ecco, il panopticon ce lo stanno costruendo intorno, però in cambio ci danno delle gran belle divise, per farci stare più comodi. Per parte mia, continuerò ad andare a lavorare con i sandali e i pantaloni corti.
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