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Abbiamo chiuso Rekombinant PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Sabato 01 Agosto 2009 12:37

di Franco Berardi Bifo

Con un messaggio finale di Matteo Pasquinelli ha chiuso i battenti una mailing list che si chiama(va) Rekombinant (www.rekombinant.org), nata esattamente nove anni fa, nel luglio del 2000. Mailing list, comunità affettiva, rivista di rete, laboratorio di nuove tendenze. Questo è stata Rekombinant che con i suoi 1812 iscritti è stata probabilmente in Italia la più numerosa comunità virtuale a carattere culturale del primo decennio del secolo.

Ho partecipato all’esperienza di Rekombinant fin dall’inizio, insieme a Pasquinelli ho scritto il manifesto di lancio, che si trova qui sotto. La decisione di chiudere questo ambiente ha significato per me la conclusione di una storia importante che forse vale la pena di non dimenticare. Rekombinant nacque all’interno dell’ondata di movimenti che aveva preso avvio nel novembre 1999 a Seattle, e che aveva raggiunto Bologna nel giugno 2000, quando molte migliaia di persone si ritrovarono per tre giorni in un’azione chiamata NoOCSE, per contestare il vertice dell’Organizzazione Cooperazione e Sviluppo Europeo. La lista svolse un ruolo importante nella discussione che precedette l’esplosione di Genova e accompagnò la breve intensa vita dei Social forum. Ma fu tutt’altro che una lista dedicata alla politica militante.

Il punto di partenza era la visione di una forma nuova, non più dialettica, ma ricombinante delle relazioni sociali e dei processi culturali. All’origine di questa trasformazione, vedevamo l’affermazione delle tecnologie ricombinanti, come sono l’informatica e la biotecnica. Il principio ricombinante non riconosce le forme di totalizzazione che sono proprie del discorso politico moderno, ma agisce per montaggio e smontaggio di componenti eterogenee ma compatibili.

Negli anni alla mailing list si iscrissero persone che partecipavano ai movimenti no global, ma anche centinaia di ricercatori stranieri e italiani, soprattutto di ricercatori italiani che lavorano all’estero.

Tecnologie e lavoro, formazione del cognitariato, bioingegneria e arte, medi attivismo ed evoluzione della rete, psicopatologie e psicoterapie desideranti – questi erano i temi più frequentati negli anni più intensi della lista tra il 2000 e il 2004.

Perché abbiamo deciso di chiudere? E’ una domanda imbarazzante, perché chiudere una mailing list comporta un atto piuttosto violento, o per lo meno maleducato. Ma come, ci ha detto qualcuno, ci sono 1812 persone che si ritrovano in questo salotto e tutt’a un tratto voi due decidete che questo salotto chiude i battenti. Il problema è che negli ultimi anni Rekombinant era diventato uno strumento e non una sfera, cioè proprio quello che fin dall’inizio si era ripromesso di non essere, come dichiara la prima frase del Manifesto. Negli ultimi tempi era diventata una bacheca dove chi voleva veniva a postare i suoi appuntamenti o volantini, ma dove non esisteva più alcuno scambio, alcuna creazione, in cui non circolava più affetto né intensità né innovazione concettuale.

Come mai è successo questo? Naturalmente è (anche) un effetto dell’evoluzione della rete, un effetto di Web02. La mailing list  richiede una grande attenzione alle parole, ai concetti, al discorso che circola entro una comunità, mentre il social network che dilaga nel Web02 va veloce con il ritmo degli sms, crea rapporti istantanei e fuggevoli, rompe continuamente il filo del discorso.

Ma c’è una ragione più specifica della decisione di chiudere: Rekombinant non era solo una comunità ma anche un’ipotesi teorica e politica. Le innovazioni concettuali prodotte dalla comunità ricombinante sono diventate patrimonio condiviso, e in questo senso la net-zine ha svolto la sua funzione. Il progetto politico (ricomposizione del cognitariato) è invece, a mio parere, fallito. In questi anni il lavoro cognitivo e precario non ha saputo trovare alcuna via di soggettivazione collettiva e consapevole. I movimenti studenteschi del 2008 e 2009 non sono riusciti a risolvere il problema che già i social forum avevano mancato: il problema di organizzare autonomamente l’intelligenza collettiva, sottraendola al dominio asfissiante dell’economia di profitto.

Si tratta di una contingenza storica che domani si evolverà? Saprà l’intelligenza collettiva trovare vie di autonomia dalla catastrofe capitalista?

Oppure il mosaico infinito del lavoro immateriale non riuscirà in alcun modo a creare forme di soggettività cosciente e solidale?

Per tentar di rispondere a questa domanda ci occorrono nuovi strumenti.

C’è vita intelligente dopo Rekombinant?

Quale nuova avventura potremo offrire a quei 1812 che fino all’ultimo giorno sono stati iscritti alla lista?

 

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Ultimo aggiornamento Sabato 01 Agosto 2009 12:42
 

Commenti  

 
-1 #1 luciano 2009-08-03 16:02 Finalmente abbiamo attivato i commenti? Citazione
 

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