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La società empatica: è tempo di rimpiazzare il sogno americano? PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Giovedì 11 Marzo 2010 14:06

di Jeremy Rifkin

 

Per duecento anni il sogno americano è stato il fondamento dell'American way of life. Il sogno, in breve, è che in America ogni individuo ha il diritto e l'opportunità di inseguire il proprio interesse economico e materiale nel mercato, combinare qualcosa di buono nella vita o, almeno, sacrificarsi per dare ai propri figli una vita migliore.

Il ruolo del governo è di garantire la libertà individuale, assicurare il giusto funzionamento del mercato, difendere la proprietà privata e lavorare per la sicurezza nazionale. In tutti gli altri aspetti, al governo viene chiesto di supportare una nazione di uomini e donne liberi nel raggiungimento delle loro ambizioni.Nonostante la storia americana sia stata scossa da lamentele sull'inasprimento del sogno, le critiche non sono mai state estese ai presupposti che costituiscono il sogno nelle fondamenta, ma solo alle forze politiche, economiche e sociali che ne impediscono la realizzazione.

Suggerire all'inconscio americano che il sogno stesso è stato fuorviato, reso obsoleto o magari dannoso, sarebbe considerato come alto tradimento.Beh, io vorrei suggerire proprio questo. Il sogno americano era stato generato nel crepuscolo dell'Illuminismo, più di due secoli fa, all'alba della  moderna economia di mercato e dell'era dello stato-nazione. I filosofi dell'Illuminismo tratteggiarono una nuova figura della natura umana, in linea con le forze del nuovo mercato, che promettevano una crescita qualitativa dello standard di vita delle persone. Per 1500 anni,  durante il periodo medioevale e feudale, prevalse la visione cupa che aveva la Chiesa sulla natura umana. I teologi cristiani proclamarono che i bambini nascevano già marchiati dal peccato, e che la salvezza li aspettava dopo la morte, con Cristo. Le opinioni degli Illuministi furono una ventata d'aria fresca: le forze del mercato, se lasciate libere dagli ostacoli statali, avrebbero garantito a tutti la possibilità di migliorare la propria vita già sulla terra. John Locke, Adam Smith, René Descartes, Marquis de Condorcet e altri pensatori dell'Illuminismo erano dell'idea che gli esseri umani erano, per natura, materialistici, egoisti, spinti dall'esigenza di essere autonomi, indipendenti, di possedere dei beni e di dominare sugli altri. 

Ad oggi, questo sogno continua ad essere difeso con i denti dagli ideologisti liberali e i populisti del movimento del “tea party”. La loro sempre più stridula difesa  del sogno americano, comunque, sembra più un attacco di panico, che lascia intuire un disperato tentativo di portare avanti un'ideale che, nei fatti, è andato. Altrimenti in che modo possiamo spiegare il recente abbrutimento  del dibattito pubblico?La forte reazione negativa dei democratici verso i governi rappresenta più che uno scontro su questioni legislative. L'opposizione al governo per rianimare un'economia sofferente, la riluttanza ad adottare un piano di previdenza sanitaria universale e la crescente mortificazione dell'uomo hanno portato il discorso sul cambiamento climatico ad un livello più profondo, in cui coesistono apprensione e  cattivi presentimenti.

La mia sensazione, comunque, è che ci sia qualcosa di più profondo che si sta facendo strada sotto la superficie, soprattutto  tra la vecchia generazione di americani: l'impressione che il Sogno Americano sia in pericolo e, con lui, il nostro modo di vivere. Dopo tutto, se il sogno americano stesse davvero funzionando, ogni individuo sarebbe in grado di contare su se stesso in un mercato auto-regolato, senza il bisogno di pacchetti di stimolo economico o di una assistenza sanitaria universale. La realtà, comunque, è che quasi un americano su 5 è  disoccupato, sottoccupato o ha smesso di cercare lavoro e milioni di famiglie stanno affrontando i pignoramenti, in un paese dove possedere una casa è il simbolo del sogno americano. Il cambiamento climatico, in tutto questo, è particolarmente destabilizzante: implica che l'invisibile mano del mercato sia allo stesso tempo fautrice del riscaldamento globale e incapace di gestirlo senza l'intervento del governo.Se noi prendiamo in considerazione queste grosse tematiche politiche, ciò che appare chiaro, se ci preoccupiamo di leggere tra le righe, è che le nostre convinzioni di vecchia data sull'essere umano e, per estensione, sulle istituzioni che abbiamo creato per esprimere queste convinzioni, giocano un ruolo sicuramente non marginale nel peggioramento della crisi che il paese oggi affronta.In una nazione che gradualmente è arrivata a pensare l'uomo come competitivo, predatore, egoista, avido e utilitarista, non c'è da meravigliarsi che questi valori abbiamo portato alla sindrome de “l'asso piglia tutto”, in un mercato dove il ricco diventa più ricco mentre tutti gli altri diventano emarginati e il bene della grande comunità, compresa la biosfera, viene corroso. Gli Stati Uniti si collocano 27esimi, tra i paesi industrializzati, per disparità di reddito (cioè lo scalino tra il più ricco e il più povero). Solo il Messico, la Turchia e il Portogallo -tra le Nazioni dell' Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico- hanno una maggiore disparità di reddito. Inoltre, gli Stati Uniti godono nell'essere in lizza come uno dei due maggiori colpevoli dell'emissione di gas serra nel mondo.

E' possibile che il sogno americano si stia trasformando nell'incubo americano? Un aspetto interessante è che una giovanissima generazione di Americani sta crescendo in un mondo molto diverso da quello descritto dai pensatori Illuministi. La loro realtà è vissuta in camerette digitali e in spazi di socializzazione sul Web. In tutta l'America, i nostri giovani spendono molte ore in attività sociali, come parte integrante del loro percorso formativo. A scuola, imparano che ogni attività che li riguarda -il cibo che mangiano, la macchina che guidano, i vestiti che indossano- porta con sé un'impronta al carbonio e influenza il benessere di ogni altro singolo uomo nonché di tutte le creature sulla terra. La gioventù è connessa a livello globale. Chattano su Skype con i loro coetani e amici negli angoli più sperduti della Terra. Condividono nelle chat room informazioni, conoscenze e mutuo soccorso. Hanno poco rispetto per i diritti d'autore, sono per la libera informazione. Sono più preoccupati della libertà di accesso per tutti che di proteggere la loro. Pensano loro stessi non come agenti isolati, o come delle isole, ma come degli attori in un continuo scambio di parti e ruoli. Il benessere personale non è più considerato una meta, ma un punto di partenza per godere di un'esistenza staccata dal materiale, che includa il maggior numero di esperienze in diverse comunità. I sondaggi mostrano che la generazione del nuovo millennio negli stati uniti, rispetto alle generazioni più vecchie, è più predisposta a provare empatia verso gli altri. Sono più preoccupati per la salute del pianeta e il cambiamento climatico, più propensi ad abbracciare la causa dell'economia sostenibile. Credono che il governo abbia la responsabilità di prendersi cura di chi da solo non ce la fa, sono a favore di un maggior impegno del governo nel fornire servizi basilari a tutti. Sono a favore della globalizzazione e dell'immigrazione; sono la generazione in assoluto più mista a livello razziale e più attiva per lotta della parità dei sessi, delle pari opportunità dei disabili, omosessuali e delle altre minoranze. In breve, favoriscono un mondo di inclusione piuttosto che di esclusione, e sono più a loro agio in una condivisione di network piuttosto che in una vecchia gerarchia centralizzata, che creava barriere tra le persone e le separava le une dalle altre. Le nuove sensibilità delle nuove generazioni spingono verso una nuova idea di essere umano e del sogno che lo accompagna. I giovani non trovano riscontro nella caricatura illuminista dell'uomo come essere razionale, calcolatore, utilitarista. Piuttosto preferiscono pensare alla natura umana come empatica, mentale, impegnata e guidata dal valore intrinseco della vita e dalla sua interconnessione.

L'homo sapiens è stato eclissato dall'homo empathicus, appena i giovani  hanno fatto slittare il loro orizzonte dai mercati nazionali e dalle frontiere verso un'economia globale e una comunità planetaria.Inoltre hanno spostato gli indicatori di progresso economico, dal crudo calcolo del reddito pro-capite o produttività, verso degli indicatori sociali più sensibili come la salute, la longevità, l'uguaglianza sociale, la pulizia dell'habitat. Queste devono essere le misure del benessere di una comunità più grande. Se ascoltiamo da vicino, possiamo sentire il respiro di un novo sogno in costruzione, basato su ciò che i giovani in tutto il mondo iniziano a chiamare “qualità della vita”. In questo nuovo mondo, il sogno americano sembra quasi provinciale, pittoresco, troppo stretto per una generazione che sta iniziando a estendere la sua empatia oltre le identità nazionali, per includere l'intera umanità e l'intero pianeta come parte integrante della loro comunità allargata. Se il sogno americano servì come principio aureo nell'era della nuova economia di mercato, il sogno della qualità della vita diventa oggi la bandiera della nuova era della biosfera. In questo nuovo e vasto scenario umano, i liberali piangono e le bravate del tea party all'improvviso appaiono meno significative. Le convinzioni sulla natura umana e il significato del nostro viaggio  legate strette al sogno americano tradizionale, legittimano molto dell'odierno brusio politico, ma sono più timide eco del passato che un fervido appello per il futuro. La società empatica si profila all'orizzonte. 

Pubblicato su:

http://www.huffingtonpost.com/jeremy-rifkin
Traduzione per Loop di Micaela Paciotti 

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Ultimo aggiornamento Giovedì 11 Marzo 2010 14:18
 

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