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Un futuro senza compromessi PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Martedì 24 Agosto 2010 11:14

di  Dario Danti

Alice è stanca. Anch’io sono un po’ stanco.
Nicola Lagioia, nel suo Manifesto per autori under 40 pubblicato sul domenicale del Sole24Ore due settimane fa, ha scritto testualmente: «Capisco che sia dura da accettare per coloro che, sospinti dall’onda del vecchio boom sullo scranno di una qualche docenza universitaria, alta dirigenza, segreteria di partito, hanno scambiato col trascorrere degli anni la propria inamovibilità per autorevolezza, e dunque la putrefazione per progresso.

È per questo che proprio non me la sento di dare l’onere di chiamare le cose come stanno col proprio nome alla generazione dei Tommaso Padoa-Schioppa, l’ex-ministro figlio dell’amministratore delegato delle Assicurazioni Generali a cui solo un Edipo non risolto può aver suggerito un giorno la parola: “Bamboccioni”». È assodato che i nostri padri sono stati meglio dei nostri nonni, ma poi ci hanno spiegato che la favola non sarebbe più stata a lieto fine e che noi saremmo stati peggio. In più ci hanno detto che parlare di scontro fra generazioni sarebbe stato fuorviante per capire davvero l’origine del problema. Non ci credo più al paese delle meraviglie.
Quelli nati negli anni Settanta, i trentenni di oggi, si sono trovati a dover fare i conti con il piano inclinato della precarietà avendo, però, la sindrome del torcicollo: custodivano, ingenuamente, la speranza che prima o poi il posto fisso sarebbe arrivato. Primo errore. Il secondo errore è stato quello di credere che stare alla catena di montaggio a fare tutto il giorno, per tutta una vita la stessa cosa era il paradiso terrestre. Secondo me era un salario vero, associato certamente al posto fisso, e a uno stato sociale degno di questo nome a garantire quella sicurezza che oggi non c’è più.
Quelli nati negli anni Settanta, i trentenni di oggi, hanno vissuto lo spaesamento perché hanno visto nascere la precarietà. Quelli nati negli anni Ottanta, i ventenni di oggi, forse il problema dello spaesamento nemmeno se lo sono posti perché convivono con la precarietà. E i teen-eager, quelli della texting-generation, ovvero cresciuti dentro il mondo degli sms, degli iphone, degli ipad, considerano una sfida “la vertigine” di questi tempi che, come recita una canzone, “non è paura di cadere, ma voglia di volare”. Si vola meglio e più sicuri con qualche protezione, però. Perché, allora, non proviamo a parlare, qui ed ora, di nuove forme di reddito e di cittadinanza?
Io nato negli anni Settanta, trentenne di oggi, ho impresso nella testa due parole: “mariuoli” e “banditelli”. Con la prima, un sornione Bettino Craxi stigmatizzava Mario Chiesa, colui che dette l’avvio a Tangentopoli col suo arresto per mazzette; con la seconda, un arrogante Silvio Berlusconi compatisce certi atteggiamenti, diciamo così, un po’ sopra le righe del suo sottobosco da basso impero. Berlusconi non è colui che ha consentito questa corruzione materiale e morale: è colui che fa da garante a una forma mentis e una forma operandi italiana che vive dell’adagio “fotti il prossimo tuo prima che lui fotta te!”. E poi si fa la morale: perché scandalizza più l’acquisto di una cucina Scavolini che il conflitto d’interessi da 60 milioni di Denis Verdini. Ma non si fa la morale quando si promuovono mozzarelle, crocere, auto a nolo con culi e tette in bella mostra.
Qualche democristiano sopravvissuto vorrebbe ricucire il paese. Secondo me andrebbe semplicemente fatta chiarezza. Non c’è niente da cucire, ma serve una buona politica che non faccia il birignao delle posizioni della destra. Vorrei una politica che mettesse al centro Anna che dopo un dottorato e una specializzazione va in America per continuare a fare ricerca, che parlasse a Fausto che ha un contratto da magazziniere mensile, a Tamara che viene dall’Ucraina e lavora dodici ore come badante senza permesso di soggiorno, a Luca che vorrebbe baciare il suo compagno su una spiaggia ma non può e a Giuseppe che è tornato da Kabul dove fa il militare perché ai giovani il sud offre solo questo lavoro.
Tutti trentenni, tutti con un solo desiderio: un futuro senza compromessi.

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Ultimo aggiornamento Martedì 24 Agosto 2010 11:17
 

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