| "Mio fratello voleva denunciare Ben Ali', lo hanno ucciso" |
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| Scritto da Administrator |
| Lunedì 11 Luglio 2011 18:03 |
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Natya Migliori Anticipiamo un articolo che sarà pubblicato sul prossimo numero della rivista Loop in uscita il 21 Luglio. Mio fratello voleva denunciare la corruzione del Governo di Ben Alì. Per questo è stato ammazzato. Lo sguardo di Maugia Hammami è fiero e deciso. Accanto a lei, una grande foto dell'unico fratello, Adel, trentasei anni, picchiato a morte il 4 febbraio dagli uomini del partito benalista RCD. Sidi Bou Zid, città natìa della famiglia Hammami, si trova a 300 chilometri a sud di Tunisi e ad anni luce dalle ricchezze dell'ex presidente. Qui la rivoluzione è scoppiata un mese prima della capitale e basta fare un giro tra le strade polverose del “downtown” per respirarne le tracce, per assaporare la fame e la desolazione, per toccare con mano un clima ancora rovente di rabbia.
Maugia non è sola. Ad accoglierci, sedute su grandi cuscini damascati e tappeti decorati, anche la madre, la sorella minore, la vedova di Adel e la figlia di sei anni. La bambina gioca con la foto del padre, la bacia. Le donne piangono. Tutte, tranne Maugia. Lei vuole giustizia, è determinata a far luce sulla morte del fratello. Per lei, il tempo delle lacrime è finito.
Adel era un funzionario del Ministero tunisino delle Finanze -comincia a raccontare la donna- e per anni ha fatto copia di centinaia di files che provano la corruzione e l'arricchimento della famiglia Trabelsi alle spalle del popolo tunisino.
Cosa aveva scoperto Adel esattamente?
Nei files sono contenuti gli atti di vendita di migliaia di terreni e palazzi di proprietà del Governo a privati cittadini, ovviamente molto ricchi. Con questo sistema, in venticinque anni di dittatura, Ben Alì è riuscito ad accumulare una fortuna indicibile. Il 17 dicembre, mio fratello ha apertamente dichiarato ai suoi colleghi che avrebbe denunciato tutto ed avrebbe utilizzato quel materiale per provocare la crisi di Stato e la rovina del presidente.
Ma la situazione a Sidi Bou Zid era già molto critica. Il suicidio di Mohamed Bouazizi, tre giorni prima, aveva scatenato la rivolta popolare ed era difficile trovare un' autorità a cui rivolgersi. A chi pensava Adel di denunciare quanto scoperto?
Mio fratello aveva molta fiducia nel ministro degli interni Farhat Rajhi. Rajhi è un giudice e Adel lo considerava un uomo giusto. Era a lui che pensava di rivolgersi. Ma non ha fatto in tempo...
Cos'è successo dopo il 17 dicembre?
Per più di un mese Adel ha portato avanti la sua battaglia, partecipando alla rivoluzione e sfilando per la città con la foto di Bouazizi. Nel frattempo studiava i file e preparava il terreno per la sua denuncia. Fino a quando, il 3 febbraio, si sono presentati nel suo ufficio. Erano in quaranta. Hanno fatto uscire tutti e lo hanno ridotto in fin di vita.
Chi erano? Certamente uomini dell'RCD, mandati dal segretario generale del partito, Mohamed Ghariani. Gli stessi uomini che il giorno dopo, con la connivenza della polizia, lo hanno ucciso.
Potete dimostrare la responsabilità di Ghariani? Maugia mi guarda fisso negli occhi ma non risponde subito. È la madre, piangendo, a prendere la parola.
Quei bastardi vivono qui e hanno detto apertamente di essere stati pagati due milioni di dinari dal partito. Adesso vivono chiusi nelle loro case perché hanno paura! Le voci sulla responsabilità diretta di Ghariani -riprende Maugia- sono molto insistenti a Sidi Bou Zid. Già da cinque anni inoltre lui e mio fratello avevano pesanti scontri verbali. Tuttavia, non sarà facile dimostrarne la colpevolezza.
Torniamo al 3 febbraio. Dopo essere stato picchiato, Adel ha denunciato i suoi aggressori?
Prima di abbandonarlo sul pavimento dell'ufficio, i suoi aggressori lo hanno minacciato di ucciderlo se fosse andato in ospedale o a denunciare l'accaduto. Il mattino dopo il pestaggio Adel stava male e non è andato al lavoro. Nel giro di qualche ora, la telefonata di un poliziotto lo invitava a recarsi al posto di polizia...
Perché?
Per proteggere lui e tutti noi, gli dissero. Ma né io né mia cognata abbiamo creduto a quelle parole e gli abbiamo impedito di uscire da casa. La sera stessa, una chiamata anonima lo avvertiva che se non si fosse presentato avrebbero rapito e ucciso la sua unica figlia. Alle 11 del giorno dopo Adel è andato...È stata l'ultima volta che lo abbiamo visto vivo.
La madre si sovrappone al racconto di Maugia: non riesce a calmarsi al ricordo di quei momenti.
Tutto il pomeriggio abbiamo provato a chiamarlo al cellulare ma non rispondeva...Siamo andate tante volte al posto di polizia a chiedere cosa ne avessero fatto di mio figlio. Abbiamo detto che la bambina voleva baciare il padre, ma siamo state cacciate...Abbiamo sentito urlare, ma non potevamo credere che fosse lui!
E' stata una donna intorno alle 18 -conclude Maugia- ad avvisarci che c'era stato un incendio al posto di polizia e che mio fratello e la persona che condivideva la sua stessa cella era morto durante “l'incidente”...
Incidente?
Lo definiscono così. Ma non ci crediamo. Non ci abbiamo mai creduto. E lo dimostra anche il fatto che esistono due rapporti sulla sua morte, stilati da un medico legale vicino all' RCD, chiaramente falsi e contraddittori.
Cosa dicono i rapporti?
Il primo sostiene che il corpo di mio fratello presentava ustioni di quarto grado. Il secondo invece che le ustioni sono solo di secondo grado. È scritto anche che mio fratello è arrivato al posto di polizia in condizioni critiche: nudo e con un unico dente. È evidente che sono stati loro a denudarlo ed a spaccargli i denti. Il fuoco, inoltre, non ha lambito due lunghe strisce di pelle dall'ascella in giù ed un'ampia porzione sul petto e sotto il collo. Segno evidente, secondo noi, che fosse legato con le braccia incrociate sul petto. Con l'aiuto di un avvocato italiano a cui ci siamo rivolte, cercheremo di dimostrare che mio fratello è stato picchiato a morte dagli uomini del partito e dai poliziotti presenti lì quel pomeriggio. L'incendio è solo una subdola copertura che rischia anche di sminuire notevolmente la pena per gli autori dell'omicidio.
Si spieghi meglio...quanti anni rischiano i responsabili della morte di Adel?
In questo momento al massimo due. La giustizia tunisina distingue semplicemente due tipologie di reato: l'omicidio volontario ed i “reati minori”. La morte di mio fratello, secondo i giudici, appartiene alla seconda categoria, in quanto provocata da un incidente. Stiamo cercando disperatamente di dimostrare che si è trattato invece di un gravissimo omicidio di Stato. Abbiamo le prove e non ci fermeremo. Il 7 luglio ci sarà l'udienza, ed è importante che anche i media internazionali ci appoggino. Solo smuovendo l'opinione pubblica avremo qualche possibilità di fare emergere la verità. Se questa vergogna sarà taciuta, anche la rivoluzione sarà stata persa. E mio fratello sarà morto per niente.
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| Ultimo aggiornamento Martedì 12 Luglio 2011 12:38 |




