Gli studenti occupano Harvard

Francesca Coin

Ci voleva una crisi globale per far emergere il meglio dell’umanità. E così a Harvard il movimento Occupy cambia strategia, e per una volta, invece di occupare, se ne va. E’ accaduto mercoledì nel corso di Economics 10: settanta studenti di economia hanno abbandonato la lezione del Prof. Greg Mankiw. “Ci rifiutiamo di seguire questa lezione, vogliamo esprimere il nostro disagio circa le deformazioni di questo corso. […] Ci siamo accorti che il corso sposa una specifica – e limitata – visione dell’economia che perpetua sistemi di diseguaglianza economica problematici nella nostra società”. “Gli studenti di Harvard sono stati a lungo complici e hanno aiutato le peggiori ingiustizie degli ultimi anni. Oggi ci opponiamo a quella storia”, dichiara Rachel J. Sandalow-Ash. Ma chi è Gregori Mankiw? Docente di economia all’Università di Harvard dal 1985, Mankiw è autore di “Principi di Macroeconomia”, uno dei manuali di economia più importanti al mondo, tradotto in 17 lingue, letto da oltre un milione di studenti. E’ stato consigliere economico di George W. Bush dal 2003 al 2005, e ora è consigliere del candidato repubblicano Mitt Romney. Prima di lui, il corso base di Economics 10 a Harvard era stato affidato a Martin Feldstein, consigliere economico di Ronald Reagan, e ancor prima negli anni Settanta a Larry Summers, ex Ministro del Tesoro dell’Amministrazione Clinton. A ben vedere, questi soli nomi descrivono alcuni momenti chiave nella storia economica mondiale: dal ruolo dell’Amministrazione Reagan nella riforma del welfare, sino al ruolo di Summers nell’approvazione del Gramm-Leach-Bliley Act nel 1999, che abolisce il Glass-Steagall Act del 1933 e che Summers definisce come “il biglietto d’ingresso del sistema finanziario finalmente nel XXI secolo”. Eccoci, dunque. Benvenuti nel XXI secolo.

Insomma, gli studenti considerano Mankiw un simbolo. Intervistato a Npr, Mankiw appare in imbarazzo. Mankiw era stato duro con il movimento Occupy. Aveva messo in guardia dalla “politica dell’invidia”. Secondo lui la crisi non dipende da scelte giuste o sbagliate. Dipende da tante cose, ad esempio “la tecnologia. Se il governo deve preoccuparsene o meno poi è una questione di filosofia politica”. Insomma, certo la diseguaglianza è aumentata “ma se guardi ai dati [..] questi cambiamenti sono ancora molto piccoli rispetto a quelli che abbiamo visto in altre epoche storiche”.

Mankiw tartaglia, sembra che provi una sorta di imbarazzo ad essere incalzato non tanto da opinioni contrapposte, ma dalla storia. Guru dell’economia, “post-Keynesiano” debitore a Milton Friedman e il cui cane si chiamava “Keynes”, Mankiw è simbolo di quella strana contraddizione per cui l’eccellenza universitaria viene ora contestata più dai fatti che dalle opinioni. “Arrivando da una famiglia che vive sotto la soglia di povertà, studiare all’interno di un contesto che promuove la diseguaglianza sociale mi disturba e mi agita nel profondo”, dice una sua studente Amanda Bradley. Come darle torto? A che serve un sapere eccellente se rappresenta solo se stesso?

Mankiw non è certo l’unico economista ad aver ricevuto gli elogi di Washington. Dopo aver dimostrato che la crescita può trovare stimolo anche in “ampi, credibili e decisivi” tagli, Alberto Alesina è stato descritto come la figura carismatica che avrebbe preso il posto di Mankiw. Oggi “riconciliare, austerità e crescita” sta diventando un mantra anche italiano, lo sostengono coloro che vorrebbero guidare l’Italia fuori dalla crisi, proprio come lo scorso anno volevano liberare l’università dagli sprechi. Torna alla mente Bertrand Russell quando diceva “se fossi un medico prescriverei una vacanza a tutti i pazienti che considerano importante il loro lavoro”. Ancora una volta hanno ragione gli studenti: non serve più discutere di chi ha ragione e chi ha torto, parla la storia. Basta alzarsi e andarsene.

Tratto da Il Fatto

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