Sta per tornare Occupy Wall Street: 99% Spring

Martino Mazzonis

Occupy Wall Street fase due. Oppure no. In questi giorni in tutti gli Stati Uniti quasi 100mila persone hanno preso parte a training di azione non violenta accompagnati da brevi seminari sulla distribuzione della ricchezza, la finanza e il legame tra i soldi delle corporations e la politica. A organizzarli non era l’anima originaria di OWS, che non avrebbe avuto la forza di creare un evento così complesso. A volere questa mobilitazione è stata una rete di sindacati, associazioni, organizzazioni comunitarie di vario ordine e grado. L’anima progressista e più di sinistra della società americana che ha deciso che è ora di investire nella creazione di “un nuovo movimento per la giustizia sociale”, come ha scritto il leader del UAW, il sindacato dei lavoratori dell’auto, Bob King.
Ma facciamo un passo indietro. Un mesetto fa si teneva a pochi passi da Zuccotti Park l’annuale Left Forum. Un appuntamento tradizionale che raduna accademici, partitini, organizzazioni di sinistra. Un incontro annuale, mille seminari, alcuni di alto livello, altri deliranti, altri ancora che sembrano usciti dagli anni 50 in Bulgaria. Quest’anno c’era più gente che voleva organizzare, che voleva parlare, che partecipava ai seminari. Specie a quelli dove gli intellettuali della vecchia sinistra americana – tutta cervello, ma non proprio un modello di capacità di vincere una qualche battaglia – discutevano con gli organizzatori di OWS. Qui ci si è incontrati, a volte capiti, a volte no. Si sono sentiti discorsi sul “dovete avere una struttura”, “noi non votiamo, noi rivoltiamo il sistema”, “la rivoluzione non si fa così” e via dicendo. Era divertente e a tratti interessante. Come in un seminario dove Nadia Urbinati e altri due professori niente affatto antiquati discutevano del significato di OWS.
In sintesi (probabilmente una cattiva sintesi), secondo Urbinati OWS ha contribuito allo svelamento definitivo del potere delle oligarchie economiche negli US. E soprattutto ha spostato il discorso generale dal tema della libertà – che è quello sul quale ci si divide negli Usa, la bandiera del Tea Party: libertà dalle tasse, dal governo, di portare armi– al tema dell’eguaglianza. Non solo quella economica, ma democratica. Il deficit di eguaglianza è infatti anche nella possibilità di prendere delle decisioni. In Europa – dal referendum greco mancato in poi – assistiamo allo svuotamento degli strumenti di rappresentanza e decisione democratici. La difesa di quegli strumenti è però decisiva: consentono la mobilitazione al di fuori di essi, per premere e contribuire alle decisioni. Perso quel processo, che dopo la fine del compromesso keynesiano le oligarchie sembrano voler cancellare, non ce n’è un altro. Oggi però la separatezza tra decisioni e democrazia è più palese proprio grazie a OWS. Così come è diventato discorso generale quello della distribuzione della ricchezza, dell’eguaglianza materiale.
Torniamo alla primavera e a chi l’organizza. La scelta di sindacati, organizzazioni sociali e di MoveOn, il gigante della mobilitazione online e della raccolta fondi per campagne progressiste e ambientaliste, di fare uno sforzo, di mobilitare, discende proprio dalla constatazione della separatezza. Questi gruppi si erano messi come un sol uomo dietro a Obama nel 2008. Gli danno atto di aver fatto delle cose e allo stesso tempo hanno constatato lo strapotere che i soldi e il potere delle lobby  hanno su Washington e sulle scelte del presidente. Che fare? Lanciare 99% Spring, che è un modo di mettere in moto energie e inchiodare il processo democratico alle sue promesse. Obama fa campagna su un fisco più equo? Bene, noi ci mobilitiamo per parlare di questi temi, far avanzare idee migliori e per costringerlo a rispondere delle sue promesse una volta rieletto. Senza una presa di coscienza della società Usa tutta non ci saranno leggi decenti, pensano coloro che hanno lanciato questa campagna. Affidarsi a Obama e ai democratici non basta. Portare più gente di sinistra a Washington nemmeno. Serve mobilitare, spiegare, cambiare il senso comune. E poi riappropriarsi del processo democratico. Altre voci si stanno battendo per ridimensionare il peso dei soldi nelle campagne elettorali, peso divenuto insopportabile dopo una sentenza della Corte Suprema che consente a chiunque di dare soldi in forma anonima a organizzazioni di sostegno politico indipendenti dalle campagne dei candidati (i SuperPac).
L’interessante è che a questi seminari di formazione non stanno andando i giovani ribelli, tecnologici o un po’ punkabbestia che dormivano a Zuccotti Park. Ai seminari vanno persone normali, gli elettori e le elettrici democratiche delusi. La qual cosa lascia pensare che la primavera del 99% sarà qualcosa di diverso da OWS.  Anzi, questa è una certezza. Mentre l’anima originaria di OWS prepara un rilancio il primo maggio e al vertice Nato di Chicago e infine alle convention dei partiti, sul blog di Adbusters, che ha lanciato l’idea, inventato lo slogan e prodotto l’immagine della ballerina sul toro di Wall street, è comparso un post dal titolo: La lotta per l’anima di Occupy. In sintesi dice: vogliamo lasciare a questi pupazzi di Obama il movimento? Fermiamoli, difendiamo Occupy. Sotto al post centinaia di commenti. Molti di protesta e molti in polemica con la primavera del 99%? Siamo a sinistra, non c’è che dire. Con una certezza: ci sono anime diverse, ma c’è anche grande fermento.

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