| Il comunismo è tornato ma dovremmo chiamarlo terapia di singolarizzazione |
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| Martedì 05 Maggio 2009 17:25 |
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di Franco Berardi Bifo 1. NON UNA CRISI, MA IL COLLASSO Economisti e politici la chiamano crisi e sperano che si evolva come le molte crisi che hanno scosso l’economia durante il secolo passato e che sono finite rafforzando il capitalismo. Ma io penso che questa volta sia diverso. Questa non è una crisi, ma il collasso finale di un sistema che è durato cinquecento anni. Non è una crisi ma il segno della incompatibilità tra potenza delle forze produttive (rete globale, lavoro cognitivo immaterializzazione) e paradigma capitalistico. Guardiamo il panorama: le grandi potenze del mondo stanno cercando di salvare le istituzioni finanziarie, ma il collasso finanziario ha già colpito il sistema industriale, la domanda sta precipitando, milioni di posti di lavoro scompaiono. Per salvare le banche, lo stato è costretto a prender soldi dai contribuenti di domani, e questo significa che nei prossimi anni la domanda è destinata a cadere ulteriormente. In un articolo pubblicato sull’International Herald Tribune, scrive David Brooks: “Temo che stiamo operando in condizioni che sono molto al di là della nostra conoscenza economica.” Qui sta il punto: la complessità dell’economia globale è di gran lunga al di là della capacità di conoscenza di cui dispone l’economia come scienza e come tecnica. L’economia moderna ha funzionato finora come tecnica di produzione della scarsità e di organizzazione dello sfruttamento del lavoro. Ma ora questa tecnica non riesce più ad organizzare la complessità e la ricchezza infinita delle forze produttive nell’epoca delle tecnologie dell’informazione e del capitalismo cognitivo. E la forma di conoscenza che si è definita come economica nell'epoca moderna non è in grado di cogliere la complessità di una produzione che ha coinvolta l'anima, il linguaggio, l'affetto. Fin quando rimane incapace di autonomia dai criteri dell’economia, la politica non può aver più ogni controllo sulle dinamiche sociali che il crollo finanziario del 2008 ha messo in moto. Presentando il piano economico di Obama, il 10 febbraio 2009, il segretario del Tesoro Timothy Geithner ha detto: “ Voglio essere sincero. Questa strategia costerà danaro, comporterà rischio e richiederà tempo. Dovremo adattarla man mano che le condizioni cambiano. Dovremo fare cose che non abbiamo tentato di fare in precedenza. Faremo errori. Passeremo periodi in cui le cose vanno peggio e il progresso è improbabile o interrotto.” Queste parole testimoniano l’onestà intellettuale di Geithner, (pensate che differenza rispetto alla tracotanza intellettuale del clan bushista. Ma al tempo stesso dimostrano un crollo della fiducia negli strumenti di comprensione della politica e dell'economia. La conoscenza politica che abbiamo ereditato dalla filosofia razionalistica dell’epoca moderna è oggi inutilizzabile. I problemi posti dalla depressione non possono essere risolversi con l’adattamento e la razionalizzazione dell’Economia. Il paradigma capitalista non può essere più la regola universale dell’attività umana. La storia del capitalismo moderno è finita. E allora? 2 ECONOMIA CRIMINALE Sguardo retrospettivo alla crescita e al declino dell’economia neoliberale, che proclamava la legge del più forte. Vediamo due aspetti, nell’economia post-moderna degli ultimi trent’anni: uno è quella della Net economy, l’altro quello del capitalismo criminale. L’economia di rete è basata sulla collaborazione e la condivisione, sulla creazione di nuovi metodi di gestione dell'attività sociale. L’economia di rete sfida il principio proprietario che ha dominato la società capitalista moderna. Per riaffermare e re-imporre il ruolo proprietario, il capitalismo ha allora abbandonato ogni regola legale nel perseguimento del profitto, ha usato la guerra come forma suprema della competizione. Questa politica ha portato l’economia globale nel casino attuale, ma i criminali sono ancora al potere pur avendo fallito nel governare la caotica realtà creata dalla deregulation. Ma sullo sfondo cresce la potenza autonoma del general intellect rispetto alla classe dirigente criminale che ha fatto bancarotta. La vittoria di Obama può aprire un nuovo periodo nell’evoluzione dell’umanità. Questo evento ha iniettato nuova speranza nell’esercito pacifico del general intellect in tutto il mondo. Il nuovo presidente è stato votato massicciamente dal lavoro cognitivo e la sua vittoria è la sconfitta della classe criminale e del fanatismo rappresentati da Cheney Bush. Ma questa vittoria segna solo l’inizio della lotta, che sarà conflitto tra la forza intellettuale contro la brutale forza dell’ignoranza, della violenza e del profitto. Possiamo descrivere questa lotta tra intelligenza collettiva e dogmatismo neoliberista nei vecchi termini della lotta di classe? Sì e no. Sì perché effettivamente il lavoro intellettuale in rete (che possiamo chiamare cognitariato) è la principale forza produttiva di questo tempo in termini di valorizzazione e in termini di utilità sociale. No, perché la complessità del panorama sociale è cresciuta fino a un punto che non può più ridursi allo’opposizione lineare di un fronte sociale contro un altro. La classe criminale è composta da avventurieri della finanza, managers delle grandi corporationi e da una lunpen-bourgeoisie di tipo mafioso, ma anche di vasti strati sociali della popolazione che sono incapaci di far fronte alle conseguenze della crisi. La dissociazione tra proprietà e gestione, la finanziarizzazione del processo di accumulazione rendono impossibile la individuazione di una controparte sociale. La proprietà è stata polverizzata, e la gestione de-personalizzata. La classe criminale ha preso il potere in due mosse: prima la dichiarazione neoliberista del primato della competizione su ogni regola etica o politica o legale. Seconda l’occupazione del sistema di produzione della mente collettiva, il media system. Producendo le aspettative sociali e l’immaginazione collettiva, il sistema mediatico ha espropriato la classe cognitiva produttiva e soggiogato gli sfruttati agli incubi dei loro sfruttatori. L’occupazione privata dello spazio sociale di comunicazione (pubblicità, televisione) ha prodotto l’effetto distorto di un’identificazione alienata. Gli sfruttati, lavoratori, consumatori sono stati spinti a vedersi attraverso gli occhi dei proprietari del Mediascape. La privatizzazione della vita, la distruzione della rete sociale e di solidarietà e la privatizzazione del bisogno e del consumo sono state mediaticamente organizzate. La privatizzazione della mobilità è il miglior esempio di questa distorsione della sfera pubblica. Un oggetto irrazionale e ingombrante, la macchina privata (tre tonnellate di ferro per lo spostamento di un corpo che pesa solo ottanta chili) è stato l’oggetto centrale della produzione industriale del secolo ‘900. E in ogni caso perché le auto debbono essere private? Potrebbero essere oggetti pubblici che ognuno può prendere e usare per il tempo necessario, poi lasciare aperte nelle strade, pronte per il trasporto di qualcuno altro. Potrebbero essere sostituite da un sistema di trasporto molto più comodo. Perché il sistema di trasporto pubblico è stato sabotato dalla classe dirigente negli ultimi decenni? Sappiamo bene il perché: perché l’economia capitalista crea scarsità nel campo del trasporto come in ogni altro campo. La creazione di scarsità è la premessa dell’accumulazione, ed è resa possibile dalla privatizzazione del bisogno. Il bisogno non è un impulso naturale, ma il prodotto di un’azione culturale che modella l’immaginazione sociale e la sensibilità. Negli anni ’90 la crescita della produzione in rete e la diffusione della cibercultura libertaria avevano aperto la strada a un’alleanza tra capitalismo finanziario e lavoro cognitivo. Sotto la bandiera delle dotcom, giovani intellettuali e scienziati poterono trovare i mezzi per creare la loro impresa e divenne possibile un processo di redistribuzione del reddito. Ma questa alleanza fu rotta quando la classe criminale prese il controllo della potenza tecnologica per sottometterla alla guerra. Negli anni ’90 l’esperienza delle dotcom era stata largamente catturata dall’illusione neoliberista, ma nel primo decennio del nuovo secolo il lavoro intellettuale è stato precarizzato, costretto ad accettare qualsiasi condizione economica. La rottamazione del general intellect è stata perseguita dalle forze della reazione neoliberista: la conoscenza frammentata, il reddito ridotto, lo sfruttamento e lo stress in aumento perenne. Il crollo delle dotcom e 9/11 segnarono l’assoggettamento dell’esperienza tecnologica alla guerra. Ma la produzione di massa della paura, il fanatismo e l’ignoranza non furono sufficienti per costringere gli occidentali ad accettare la guerra. Questo consenso fu comprato attraverso un enorme indebitamento. I cittadini occidentali vennero invitati dal presidente Bush a uscir di casa e fare shopping. Shopping contro il terrore e contro la depressione psichica. Ma questo accesso massiccio al consumo è stato finanziato da un indebitamento senza limiti. La popolazione euroamericana è stata sistematicamente spinta a comprare montagne di cose inutili, è stata intossicata mentalmente dalla pubblicità e costretta a identificare la felicità con il consumo e il benessere con il possesso. La privatizzazione del bisogno e la riduzione del benessere all’acquisizione ha distrutto ogni senso di dignità e di amore di sé. Il tempo sociale di attenzione è stato occupato dal flusso di info-lavoro e di pubblicità. Il linguaggio è stato assorbito dal lavoro, e abbandonato dall’affetto. Amore, tenerezza, sesso, affetto e cura degli altri sono stati trasformati in merce. Ogni persona è divenuta proprietaria di molte carte di credito, trasformata in una macchina per comprare, costretta a lavorare sempre di più per poter pagare un debito crescente. Il debito è diventato la catena universale e così si sono create le condizioni per il collasso generale. E alla fine il collasso è arrivato. Non ci sarà alcuna ripresa, la crescita non ritornerà, non solo perché la gente non sarà più in grado di pagare per il debito accumulato durante i tre decenni passati, ma anche perché le risorse fisiche del pianeta sono prossime all’esaurimento, e le risorse nervose del cervello sociale sono prossime a un crollo. Che accadrà ora? 3. PROTESTA ETICA E GUERRA Alla fine degli anni ’90, quando il processo di globalizzazione sembrava inarrestabile, il suo potenziale di devastazione ben nascosto nelle parole dei guru neoliberisti, e quando la filosofia della privatizzazione non si poteva criticare, un movimento di protesta etica emerse dalle fila del lavoro cognitivo. Alla fine del secolo capitalista, nell’estremo occidente dell’occidente, a Seattle, centomila persone si incontrarono e marciarono per fermare il summit WTO e per protestare contro gli effetti dello sfruttamento globale. Era il principio dell’epoca della Dimostrazione Etica. Da Seattle a Genova, da Praga a Bologna a Cancun folle di lavoratori precari e cognitivi marciavano insieme. Erano la coscienza etica del mondo, e naturalmente vennero aggrediti dalla polizia per istigazione della classe criminale. Alcuni vennero uccisi, molti arrestati, perché stavano dicendo la verità. Essi cercavano di avvertire il popolo della terra che un grande pericolo era in vista. Ora sappiamo che avevano ragione. I dimostranti noglobal stavano avvertendo della catastrofe imminente, e adesso la catastrofe è arrivata. I dimostranti etici furono sconfitti, dopo la marcia mondiale contro la guerra del 15 febbraio del 2003. Centomilioni di persone marciarono quel giorno contro la guerra in Iraq. Bush rispose che non aveva bisogno di consigli e cominciò la guerra. La classe criminale dell’ignoranza vinse contro il movimento dell’intelletto generale. Ecco perché adesso il mondo sta collassando. Poi la violenza si oppose alla violenza, i fanatici combatterono contro i fanatici. Dall’Iraq all’Afghanistan, dal Pakistan all’Iran alla Georgia, l’esercito americano è stato sconfitto dovunque, e isolato. E alla fine, il collasso finanziario non è certo privo di rapporto con la sconfitta geopolitica. Mentre stava svanendo il periodo delle dimostrazioni etiche, un nuovo ciclo di insurrezione esplose da qualche parte in occidente. Le rivolte delle banlieux di Parigi nel novembre 2005, l’insurrezione dei maestri a Oaxaca ottobre 2006, l’esplosione di rivolta generale in Grecia nel dicembre 2008 sono stati annunciatori di una ondata insurrezionale che scuoterà parti del mondo nei prossimi anni, mentre la recessione devasterà la vita sociale. Insurrezioni sparse avranno luogo, ma non dobbiamo aspettarcene molto. Esse saranno incapaci di toccare i veri centri del potere, a causa della militarizzazione dei territori metropolitani, e non saranno capaci di ottenere molti risultati in termini di ricchezza materiale o di potere politico. Come la lunga onda di protesta morale non poté distruggere il potere neo liberista così le rivolte insurrezionali non troveranno una soluzione, fin quando una nuova coscienza e una nuova sensibilità non emergerà e non si diffonderà cambiando la vita quotidiana e creando Zone Autonome NON Temporanee, radicate nella cultura e nella coscienza della rete globale. Catastrofe significa, in greco, un cambio della posizione che permette all’osservatore di vedere cose che non poteva vedere prima. La catastrofe apre nuovi spazi di visibilità e di possibilità, ma implica anche un cambio di paradigma. Il pieno impiego è finito. Il mondo non ha bisogno di tanto lavoro, di tanto sfruttamento. Il reddito di cittadinanza dovrà affermarsi come diritto alla vita indipendente dall’impiego e dalla prestazione di tempo di lavoro. Le zone autonome NON temporanee organizzeranno l’attività sociale nella forma di aiuto collettivo reciproco. 4. IL DEBITO Non dovremmo considerare la recessione come un fenomeno economico, ma vederla come una svolta antropologica che cambierà la distribuzione delle risorse mondiali e del potere mondiale. L’Europa è condannata a perdere il suo privilegio economico, ora che finiscono i 500 anni di colonialismo. Il debito, che i bianchi hanno accumulato non è solo un debito economico ma anche morale: il debito dell’oppressione, della violenza e del genocidio deve essere pagato, e non sarà così facile. Una larga parte della popolazione europea non è pronta ad accettare la redistribuzione della ricchezza che la recessione impone. L’Europa, travolta da ondate di immigrazione, dovrà affrontare una minaccia razzista crescente. La guerra civile interetnica sarà difficile da evitare. La vittoria di Obama segna l’inizio della fine della dominazione bianca che è stata la premessa del sistema capitalista moderno. Un’onda di rinascenza indigena non identitaria sta montando, specialmente in America Latina. La battaglia tra lavoro e capitale ha raggiunto una nuova fase, che potrebbe avere esiti imprevedibili. Non possiamo sapere cosa intenda fare davvero l’amministrazione americana. Come dice Geithner, l’Amministrazione Obama sta procedendo per tentativi. Questo è il senso del concetto di pragmatismo post-partisan: le vecchie soluzioni ideologiche non funzionano più, sia il liberismo che il socialismo sono inefficaci. La classe dirigente e gli economisti propongono vecchi metodi per affrontare la recessione, usano mappe vecchie per un territorio nuovo. Tutti dicono il protezionismo è una brutta cosa, ma tutti proteggono la loro economia nazionale. I neoliberisti dicono che lo stato dovrebbe salvare le banche pagare i debiti e restaurare il credito quindi lasciare che i proprietari privati riprendano le loro imprese. I socialisti per parte loro dicono che lo stato deve prendere in mano le banche e nazionalizzare le imprese. Ma che differenza farebbe se le imprese nazionalizzate continuassero a produrre la stessa roba? L’alternativa tra privato e pubblico è falsa, la soluzione non sta più nel campo dell’economia ma nel campo della cultura sociale. Il modello della crescita è stato interiorizzato profondamente, ha pervaso la vita quotidiana, la percezione i bisogni gli stili di consumo. L’azione culturale deve liberarci da questo modello. 5. COMUNISMO SENZA AUFHEBUNG La privatizzazione dei bisogni, come abitazione trasporto alimentazione, e la privatizzazione dei servizi sociali fonda l’identificazione culturale della ricchezza e del benessere come quantità di proprietà privata. Nell’antropologia del capitalismo moderno il benessere è stato identificato con la acquisizione, mai con il godimento. Nel corso della tempesta sociale che stiamo per attraversare l’identificazione di benessere e proprietà deve essere messa in questione. E’ un compito politico, ma soprattutto un compito culturale, ed anche un compito psicoterapeutico. La giustificazione teoretica della istituzione della proprietà privata (ad esempio nel pensiero di John Locke) è basata sulla necessità di garantire il godimento esclusivo di una cosa che non può essere condivisa: una mela non può essere condivisa, se la mangio io non la mangi tu. Ma nell’era digitale lo statuto dei beni è cambiato: i beni immateriali sono roba semiotica che non viene annullata dall’uso. Quando si tratta dei prodotti semiotici la proprietà privata diviene irrilevante, e in effetti è sempre più difficile imporla legalmente. Le campagne contro la pirateria sono in effetti paradossali, perché i veri pirati sono le corporazioni che cercano disperatamente di privatizzare il prodotto dell’intelligenza collettiva. I prodotti dell’intelligenza collettiva sono immanentemente comuni perché la conoscenza non può essere frammentata né posseduta privatamente. Un nuovo tipo di comunismo stava emergendo dalla trasformazione prodotta dalla rete digitale, quando il collasso dei mercati finanziari e della ideologia neoliberista ha mostrato la fragilità dei fondamenti dell’ipercapitalismo, ed ora possiamo prevedere una nuova onda di trasformazione che viene dal collasso della crescita e del debito, e anche del consumo privato. A causa di tre forze – comunalità della conoscenza, crisi ideologica del privatismo, necessaria comunalizzazione del bisogno – si sta aprendo un nuovo orizzonte e comincia ad emergere un nuovo paesaggio. Il comunismo sta ritornando. La vecchia faccia del comunismo, che era fondato sul volontarismo di una avanguardia, e sulle attese paranoiche di una nuova totalità, è stata sconfitta alla fine del ventesimo secolo e non risorgerà mai. Ora sta emergendo una nuova forma del comunismo come forma della necessità, come risultato inevitabile del tempestoso collasso del sistema capitalistico finanziarizzato. Il comunismo del capitale è una necessità barbarica. Occorre introdurre libertà e scelta in questa necessità. Occorre creare un paradigma che faccia della necessità del comunismo del capitale una scelta cosciente e organizzata. Il comunismo ritorna ma dovremmo chiamarlo in un modo differente. Il comunismo storico del XX secolo era fondato sull’idea di un primato della Totalità sulla singolarità. Ma il contesto dialettico che definiva il movimento comunista del xx secolo è completamente stato abbandonato. La visione hegeliana ha giocato un ruolo decisivo nella formazione di quel tipo di credenza religiosa che si chiamava storicismo. L’Aufhebung (abolizione del reale e realizzazione dell’idea) è il retroterra paranoico dell’antica concettualizzazione del comunismo. In quel contesto dialettico il comunismo era visto come una totalità universale che avrebbe dovuto abolire la totalità universale capitalista. Il soggetto (volontà e azione della classe operaia) era visto come lo strumento per l’abolizione del vecchio e per l’instaurazione del nuovo. 6. SINGOLARITA’ Essendo la classe operaia esterna al processo di produzione dei concetti, poteva trovare identità solo nella mitologia dell’abolizione e della totalizzazione, ma l’intelletto generale non ragiona in termini di totalità ma in termini di globalità e di singolarizzazione. L’intelletto generale è come il pesce di cui parla Iggy Pop: “The fish is mute expressionless, because the fish knows. Everything.” L’intelletto generale non ha bisogno di un soggetto espressivo come era il partito leninista nel ventesimo secolo. L’espressione politica dell’intelletto generale è tutt’uno con la sua azione di conoscenza creazione e produzione di segni. Noi abbiamo abbandonato il terreno della dialettica per il territorio plurale della dinamica di singolarizzazione e per la coevoluzione di singolarità. Il capitalismo è finito, ma non è destinato a scomparire. La creazione di zone NON temporanee autonome non produrrà nessuna totalizzazione. Dopo aver abbandonato il terreno della Dialettica di abolizione e totalizzazione cerchiamo ora di costruire una teoria della dinamica di ricombinazione e singolarizzazione, concetto che ricaviamo dall’opera di Felix Guattari specialmente dal suo ultimo libro, Chaosmose. Con la parola singolarità intendo un agente affettivo e semiotico che non segue alcuna regola di assoggettamento. La singolarità è un processo non necessario, perché non è logicamente né materialmente implicato nella consequenzialità della storia. Singolarità non significa “individualità”: si possono avere singolarità collettive. Durante i prossimi mesi e anni non avremo un processo di liberazione generale, un evento catartico di rivoluzione, non vedremo l’improvviso crollo del potere di stato. Vedremo una sorta di rivoluzione senza soggetto, vedremo un proliferare le singolarità. Il potere degli stati moderni è destinato forse a sopravvivere e trascinarsi in una condizione di crescente impotenza e corruzione mentre la società creerà le sue istituzioni. Gli stati stanno diventando essenzialmente una macchina militare di controllo e repressione. Incapace di governare realmente una società che viene minacciata dagli effetti del collasso economico, la macchina dello stato reagirà come macchina di guerra. La democrazia non è distrutta da cambiamenti costituzionali, ma dalla corruzione dei suoi fondamenti culturali, dalla instaurazione del potere totalitario mediatico, dalla impossibilità di governare razionalmente l’Insieme Caotico. Abbandonare la totalità, far proliferare singolarità, questo è la via della democrazia post-capitalista. 7. INFINITO PROCESSO DI TERAPIA Non dobbiamo attenderci un cambiamento repentino del panorama sociale, piuttosto il lento emergere di nuove tendenze: comunità che abbandonano il campo dell’economia dominante che crolla, un numero crescente di individui che smettono di cercare lavoro e creano la propria rete autonoma di attività. Lo smantellamento dell’industria è inarrestabile per la semplice ragione che la vita sociale non ha più bisogno di lavoro industriale. Il mito della crescita sarà abbandonato e la gente cercherà nuove forme di distribuzione della ricchezza. Le comunità singolari cambieranno la stessa percezione del benessere e della ricchezza nel senso della frugalità e della libertà del tempo. La rivoluzione culturale di cui abbiamo bisogno in questa transizione conduce dalla percezione della ricchezza come proprietà privata di beni di cui non possiamo godere perché non ne abbiamo il tempo, alla percezione della ricchezza come godimento di una quantità di beni che saranno tanto più utili e abbondanti quanto più potremo condividerli con gli altri. La de-privatizzazione dei servizi e dei beni sarà resa possibile da questa urgente rivoluzione culturale. Ciò non accadrà in modo pianificato e uniforme, ma piuttosto sarà l’effetto della sottrazione di singolarità individuali e comunitarie, e della creazione di un’economia dell’uso condiviso di beni comuni, e della liberazione di tempo per la cultura il piacere e l’affetto. Mentre questo processo si espande nei sotterranei della società, la classe criminale si aggrappa al suo potere, crea una legislazione sempre più repressiva, rendendo il clima sociale aggressivo e disperato. La guerra civile interetnica si diffonderà in Europa, devastando lo stesso tessuto della vita sociale. La proliferazione di singolarità (sottrazione e costruzione di zone autonome NON temporanee) sarà un processo pacifico, ma la maggioranza conformista talvolta reagirà violentemente, e questo già sta accadendo. La maggioranza conformista è spaventata dalla fuga dell’energia intelligente e al tempo stesso aggredisce l’espressione dell’attività intelligente. La situazione può essere descritta come una lotta tra ignoranza di massa prodotta dal totalitarismo mediatico, e intelligenza condivisa dell’intelletto generale. Non possiamo prevedere quale sarà l’esito di questo processo. Il nostro compito è estendere e proteggere il campo dell’autonomia ed evitare per quanto possibile ogni contatto violento con il campo dell’ignoranza aggressiva di massa. Non sempre questa strategia di sottrazione non confrontazionale funzionerà. Cosa fare nei casi di conflitto non voluto si dovrà decidere caso per caso. La reazione non violenta è ovviamente la scelta migliore, ma non sempre sarà possibile. Castoriadis e i suoi amici fecero una rivista che si chiamava Socialisme ou barbarie, riprendendo una frase di Rosa Luxemburg. Ma nell'introduzione a Mille Plateaux Gilles Deleuze e Felix Guattari dicono che è ora di liberarsi dalla logica dell'"o". Il pensiero idealistico è ossessionato dalla logica della disgitunzione: o...o...o Il pensiero rizomatico sceglie invece la logica della congiunzione. "Un rizoma non comincia e non finisce, esso sta sempre nel mezzo, tra le cose, inter-esse, intermezzo. L'albero è filiazione, ma il rizoma è alleanza. L'albero impone il verbo essere, ma il rizoma ha come tessuto la congiunzione "e...".e.."..e.".In questa congiunzione c'è forza sufficiente per scuotere e sradicare il verbo essere. Instaurare una logica dell'e, rovesciare l'ontologia, destituire il fondamento, annullare fine e cominciamento." (Deleuze Guattari: Rizoma). Diversamente da Cstoriadis e i suoi amici dovremo dire dunque: Socialisme ET Barbarie. Il problema è quanto ampio sarà il campo della barbarie e quanto ampio sarà quello dell'umanità. Qua si colloca il nostro attuale compito politico e intellettuale. In una lettera a Freud, il suo discepolo Fliess chiedeva: maestro, quando posso considerare un'analisi finita, quando posso considerare guarita la persona che viene in analisi? Il vecchio Freud, che non era stupido, gli rispose che un'analisi si può considerare conclusa quando la persona che ti sta di fronte ha capito che l'analisi è interminabile. |
| Ultimo aggiornamento Martedì 05 Maggio 2009 17:43 |




