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LOOP, OVVERO IL DOMINIO DEL CORPO. Dall'8 ottobre in edicola il nuovo numero

A cura della redazione

Riparte Loop, pronto ad affrontare le pieghe della crisi economica mondiale e il lungo inverno dei diritti di cittadinanza. Riparte dal corpo nella società disciplinata. La morsa dell’apocalisse stringe e blocca ogni tentativo di rimettere in pista idee e prassi della trasformazione.

Così continuiamo ad assistere alla rappresentazione spettacolare di quello che fu il glorioso movimento antiglobalizzazione, tra le macerie de L’aquila si è consumata l’ultima puntata di una fiction noiosa e ripetitiva. Il regime a bassa intensità, la riformattazione dell’attività mentale come effetto della mutazione psichica cognitiva e tecnologica dell’età contemporanea, lo straripamento di uno Stato minimo che non rinuncia al controllo dei corpi, la scomparsa della sinistra da ogni latitudine ci consegnano uno spazio pubblico europeo messo alle corde dalla fine del modello socialdemocratico e della società fondata sul welfare.

Viceversa continua a spirare forte il vento atlantico, una potenza in movimento incarnata dalla volontà di cambiamento del presidente Obama. Riforma sanitaria, messa all’angolo dei poteri di Wall street, valorizzazione della rivoluzione verde, ripensamento del ruolo internazionale degli Stati Uniti. La guerra civile che si va sviluppando negli States è scontro vero tra la volontà di cambiamento e i settori più reazionari e pericolosi della società americana. Obama e i suoi uomini stanno costruendo una nuova vision per quello che fu l’impero americano, rinunciando al lato oscuro della forza. Un nuovo equilibrio mondiale avanza sulle spalle di giganti economici e demografici come Cina, India, Iran, Russia, Sudafrica e Brasile. Tra questi la nostra attenzione dovrebbe posarsi su quei Paesi che continuano ad investire nei processi di democratizzazione delle loro società composte da milioni e milioni di uomini e donne. La Cina, l’Iran e la Russia delle mafie energetiche non sono tra questi. Regimi puri che incrociano le simpatie e gli interessi degli stati nazionali europei sul terreno della post-democrazia.

La fortezza Europa, fondata sulla Costituzione materiale dei respingimenti, cosa può insegnare o pretendere dal regime cinese o dalla teocrazia iraniana? Noi che non dimentichiamo Tienammen, il dissenso intellettuale, il genocidio degli Uguri e la loro leader in esilio Kebiya Kadeer ma soprattutto le grandi mobilitazioni studentesche di Teheran e la dignità di Neda proviamo vergogna per un Paese, l’Italia, che rifiuta l’asilo politico e trasforma il mediterraneo in una fossa comune. La retorica sulla vita diventa tragica furia iconoclasta perché interessata solo alla vita prima della vita e all’oltre vita, cioè alla vita dopo morte. Sul rispetto del vivente, dell’umano e anche del vivente non umano, solo il tonfo di una civiltà che ha già archiviato il novecento e i suoi genocidi. Loop riparte cosciente di vivere il tempo dell’apocalisse, lambendo il confine tra esodo ed esilio dalle pubbliche responsabilità, sceglie un cammino border line, l’unico possibile per rompere con la reiterazione di parole senza linguaggi e prassi senza immaginario. La sinistra è schiantata per assenza di curiosità e coraggio, per abitudine e conservazione, per la ripetizione autistica  del medesimo infinito loop.

Loop, la rivista, sceglie un’altra traiettoria, investe su di una nuova meccanica delle relazioni,  anche per dare ristoro al proprio corpo che poi è il bene comune per eccellenza. Per questo noi ripartiamo da lì.

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  • Capitolo 2

     

    Daniele si è fermato a Ventotene solo due giorni. E devo confessare che nonostante i timori iniziali, la sua visita mi ha fatto molto piacere. È stato molto gentile e ha voluto che gli mostrassi i posti di Ventotene che mia madre amava di più. Per prima cosa l’ho accompagnato a punta Eolo.

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Marasma

  • Dio non gioca a dadi
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    Dio non gioca a dadi

     

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Mercoledì, 28 Settembre 2011 13:50
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