Nel nuovo numero: "FACCIA AL MURO", cosa si immagina vent’anni dopo la fine del comunismo? Interventi, tra gli altri, di: Michail S. Gorbaciov, Franco Beradi Bifo, Lothar Bisky, Eduardo Galeano, Alex Foti, Andrea Hernandez Delgadillo. Fotoreportage di Stefano Scialotti Introduzione Loop è seduto tra le macerie del muro di Berlino, fuma una sigaretta. Vent’anni dopo il crollo delle ideologie applicate, il cielo si è tinto di nero e quello che doveva essere un brindisi per la libertà è diventato il primo tuono dell’apocalisse che viene.
Le nubi si sono addensate nel cielo a disegnare una lugubre profezia di guerra. I corvi hanno rapidamente consumato quel che rimaneva di quel cadavere di utopia. Le genti dell’Est non hanno conosciuto la liberazione promessa. Sono migrate e si sono messe in viaggio per scoprire nuove oppressioni. Loop cammina tra quelle macerie, tra gli incendi dei vittoriosi, si mette in ascolto e annusa il tanfo insopportabile della sinistra in decomposizione. Vent’anni dopo non ci sono più orfani, solo zombie. Passo dopo passo, l’Europa chiude il cerchio e rimane senza futuro. Immobile in un cimitero della speranza. Loop attraversa gli oceani, arriva in Bolivia. Tra le Ande scopre il nesso tra il tramonto del sol dell’avvenire e l’alba del “buen vivir”. Qui, nelle americhe, quel muro crollato ha saputo costruire nuovi ponti, usando parole semplici e antiche sapienze indigene. È un continente in subbuglio messo in movimento dal dubbio e dalla dignità. Non è difficile incontrare qualcuno che sussuri che l’anno prossimo tornerà Zapata per chiudere i conti con la rivoluzione incompiuta. Noi sappiamo che quel tempo sta per tornare. Il prossimo Loop dedicherà 100 pagine a quest’argomento, al 2010, al Messico e all’insurrezione che viene… Loop attraversa il pianeta nell’apocalisse, 20 anni dopo il muro, nell’occhio del ciclone della crisi globale. Loop abita nel posto sbagliato, nel momento sbagliato: l’Italia e il vecchio continente. Il razzismo e la paura sono lo strumento di comando più efficace. La politica indossa la divisa e la toga. Loop sorride alla diserzione e ai subbugli libertari di Copenhagen. Vent’anni dopo, è tempo di nuovi muri. In Palestina e in ogni frontiera. In ogni città, a tutela del nostro terrore e della nostra solitudine. Tra gli Stati Uniti e il Messico, a sbarrare la strada a ogni diritto. Loop conosce l’arte dell’attesa. Il cielo è sereno e c’è calma apparente. Siamo nell’occhio della tempesta perfetta. |