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Dal 4 dicembre è in edicola il nuovo numero di Loop PDF Stampa E-mail
Scritto da Loop redazione   
Venerdì 04 Dicembre 2009 15:56

Nel nuovo numero: "FACCIA AL MURO", cosa si immagina vent’anni dopo la fine del comunismo?
Interventi, tra gli altri, di: Michail S. Gorbaciov, Franco Beradi Bifo, Lothar Bisky, Eduardo Galeano, Alex Foti, Andrea Hernandez Delgadillo.
Fotoreportage di Stefano Scialotti

Introduzione

Loop è seduto tra le macerie del muro di Berlino, fuma una sigaretta.
Vent’anni dopo il crollo delle ideologie applicate, il cielo si è tinto di nero e
quello che doveva essere un brindisi per la libertà è diventato il primo tuono
dell’apocalisse che viene.

Le nubi si sono addensate nel cielo a disegnare una lugubre profezia di guerra.
I corvi hanno rapidamente consumato quel che rimaneva di quel cadavere di
utopia. Le genti dell’Est non hanno conosciuto la liberazione promessa. Sono
migrate e si sono messe in viaggio per scoprire nuove oppressioni.
Loop cammina tra quelle macerie, tra gli incendi dei vittoriosi, si mette in
ascolto e annusa il tanfo insopportabile della sinistra in decomposizione.
Vent’anni dopo non ci sono più orfani, solo zombie.
Passo dopo passo, l’Europa chiude il cerchio e rimane senza futuro. Immobile
in un cimitero della speranza.
Loop attraversa gli oceani, arriva in Bolivia. Tra le Ande scopre il nesso tra il
tramonto del sol dell’avvenire e l’alba del “buen vivir”. Qui, nelle americhe,
quel muro crollato ha saputo costruire nuovi ponti, usando parole semplici e
antiche sapienze indigene.
È un continente in subbuglio messo in movimento dal dubbio e dalla dignità.
Non è difficile incontrare qualcuno che sussuri che l’anno prossimo tornerà Zapata
per chiudere i conti con la rivoluzione incompiuta. Noi sappiamo che quel
tempo sta per tornare.
Il prossimo Loop dedicherà 100 pagine a quest’argomento, al 2010, al Messico
e all’insurrezione che viene…
Loop attraversa il pianeta nell’apocalisse, 20 anni dopo il muro, nell’occhio del
ciclone della crisi globale. Loop abita nel posto sbagliato, nel momento sbagliato:
l’Italia e il vecchio continente. Il razzismo e la paura sono lo strumento
di comando più efficace. La politica indossa la divisa e la toga. Loop sorride alla
diserzione e ai subbugli libertari di Copenhagen. Vent’anni dopo, è tempo di
nuovi muri. In Palestina e in ogni frontiera. In ogni città, a tutela del nostro
terrore e della nostra solitudine. Tra gli Stati Uniti e il Messico, a sbarrare la
strada a ogni diritto.
Loop conosce l’arte dell’attesa. Il cielo è sereno e c’è calma apparente. Siamo
nell’occhio della tempesta perfetta.

Ultimo aggiornamento Venerdì 04 Dicembre 2009 15:57
 

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