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di Franco Berardi Bifo E se da lunge i miei tetti saluto sento gli avversi numi e le segrete cure che al viver tuo furon tempesta e prego anch'io nel tuo porto quiete. Questo di tanta speme oggi ne resta."
Da quasi un mese, da quando ancora si sussurrava delle disavventure diciamo cosi' amorose di un sindaco piuttosto cialtrone, mi trovo in Messico, prima per prendere il sole sulle spiagge di Mazunte, poi per tenere al centro culturale della UNAM un seminario dedicato al frammento marxiano sulle macchine, il testo che piu' illumina l'epoca in cui viviamo.
Ho potuto prendrmi questo lungo periodo di viaggio grazie a una sospensione che la commissione disciplinare del Comune di Bologna (dal quale dipendo come insegnante nelle disgraziate scuole serali Aldini Valeriani) mi ha comminato. Sospensione meritata per assenza ingiustificata. Comunque sono in Messico mentre a Bologna nevica. Percio' forse non ho il diritto di parlare di quello che accade in una citta' nella quale da almeno trentatre anni mi considero un esule. Chissa'. Ci ho pensato a lungo poi mi sono detto: forse non avro' il diritto pero' lo faccio lo stesso. Ecco qua. L'imbarazzante episodio che ha portato il sindaco Delbono a rassegnare le dimissioni non ha molto a che fare con la legalita'. Poco mi importa che il bancomat fosse legittimamente offerto, ne' che la promozione fosse legittimamente procurata, ne' che la trasferta in Messico (toh, ancora il Messico) fosse legittima. Allo stesso modo poco m'importa se siano legittimi gli accoppiamenti di Berlusconi con signore e signorine che poi diventano ministro o a cui promette candidature europee o comunali. Poco m'importa della legge. Soltanto gli arrivistucoli che a Bologna stra-abbondano nei ranghi della sinistra spasimante si astengono dal giudizio fin quando la magistratura non avra' formulato il suo giudizio anzi tre. Per formulare un giudizio politico o un giudizio estetico o un giudizio morale io non attendo la sentenza del giudice. Lo formulo da me, nell'unico foro che conta dal punto di vista politico, estetico e morale: il foro della mia coscienza e della mia sensibilita'. Sia ben chiaro: non sono un moralista, non credo nei valori della famiglia, non credo nella fedelta' coniugale, non credo che nessuno debba rispettare i miei principi morali che peraltro sono abbastanza libertini: io credo nell'amore tra Lilia Vladimiro e Osip, nell'amore tra Arthur e Paul, nell'amore di Anais per Henry, e nell'amore di William per tutti i numerosi amanti di sua moglie Jean. Credo nell'amore perverso e polimorfo, nell'amore ascetico, in quello monogamo e bigamo e trigamo. Il solo amore in cui non credo e' quello in cambio di un Ministero o di una promozione professionale. Quello che mi rattrista, e che mi spinge a formulare un giudizio etico estetico e politico e' il fatto che a Bologna come in Italia (e naturalmente nel mondo che da trent'anni subisce l'infezione dell'economismo liberista), e' completamente perduto il senso del gratuito. E non esiste affetto, ne' piacere sensuale e men che meno amore se non si possiede il senso della gratuita', dell'eccesso, del non economico, della dissipazione. Dunque formulo il mio giudizio, che ai garantisti e ai giustizialisti piaccia o no. E poi? Chi se ne puo' mai fregare dei giudizi che formula un esule marginale politicamente irrilevante sospeso dal suo incarico per assenza ingiustificata per di piu' traslocato in Messico a farsi i cazzi suoi? In citta' si discute di cose serie, mica dei giudizi etico-estetici di Berardi. E allora parliamo di cose serie. Parliamo di Bologna. Dal 1087 questa citta' ebbe un ruolo importante nella vita d'Europa. Anticipo' la forma dell'istituzione universitaria, le organizzazioni del sapere pubblico, e perfino il gusto estetico e quello culinario. Continuo' a farlo per lungo tempo perche' era la citta' dei clerici, la citta' degli studiosi che agivano per desiderio di conoscenza, per curiosita' erotica, per amore della poesia. Ma quella citta', piu' o meno allo scadere del nono centenario dal sorgere del suo istituto piu' importante, ha cominciato a morire, e oggi e' morta. Oggi in giro per il mondo quando si dice Bologna non si intende piu' la citta' del socialismo dal volto umano ne' la citta' di Guinizelli e di Marconi, ne' la citta' di Radio Alice e di Umberto Eco. Si intendela citta' della carta del 1999 che vuole trasformare l'universita' in una fetida azienda. La citta' dove e' stata firmata la carta che trasforma il sapere in danaro, e la conoscenza in miseria. Parliamoci chiaro, Bologna non e' malata, non e' sofferente, non e' agonizzante. E' morta. La uccisero un gruppo di uomini piccoletti ma scalpitanti che si impadronirono di banche e istituti di credito, trasformarono l'universita' in un banco di pegni, offrirono cattedre in cambio di tessere, privatizzarono cio' che era pubblico, trafficarono con mafie e camorre in cambio di danaro, attirarono folle di poveracci per celebrare i rituali dell'intossicazione motoristica. Dal tempo del sindaco Vitali e del rettore Roversi Monaco questa citta' ha smesso di esistere. Sopravvivono certo le mura antiche e quelle nuove, sopravvivono e anzi prosperano le casse finanziarie e assicurative. Ma cio' che fece di Bologna la citta' del sapere e della sperimentazione, del piacere e dell'amicizia - e' morto. Nel secondo lustro del nuovo millennio venne a Bologna un uomo cremonese che molti speravano destinato a rivitalizzare un organismo che si credeva solo moribondo. Quell'uomo si rivelo' un campione di razzismo di fascismo e di sessismo (sui dettagli, volendo, potremo soffermarci in altro luogo, qui ci occupiamo d'altro). Quell'uomo si rivelo' talmente disgustoso per il sentimento dei cittadini e delle cittadine che un gruppo di poveri illusi dei quali mi onoro di far parte penso' di poter trasformare il fastidio e il mugugno in un'onda travolgente di rinnovamento, capace di riportare in vita il cadavere. Naturalmente questo non accadde. Dato che era morta, la citta' non rinvenne. Simul ac cadaver la citta' voto' compatta per il partito del sindaco razzista fascista e sessista, nonostante i mugugni. Ne venne fuori Delbono. Adesso si discute se occorra fare pressioni sul partito che espresse il sindaco razzista fascista e sessista acciocche' chi sa mai magari conceda qualche seggioletta ai legalisti sinistri che attendono il terzo grado di giudizio. La mia opinione e' che Bologna ha avuto quel che merita. E' una citta' corrotta, clientelare, culturalmente provinciale e subalterna. L'ottimo Paolo Soglia ha scritto un articolo molto bello recentemente, l'ho potuto leggere perfino qui dal Messico. Ma vorrei ricordargli che la sua radio della quale un tempo ero socio, durante le ultime elezioni si e' ben guardata dal denunciare il clientelismo del partito del sindaco fascista razzista e sessista. La ragione per cui anche i migliori non battono ciglio e' che bisogna fare fronte contro la destra. Tradotto in italiano questo significa: occorre fare il possibile perche gli istituti pubblici e privati e cooperativi che elargiscono fondi a chi si accoda, continuino ad esercitare il loro potere.
Sembra che alla cialtroneria il sindaco Delbono abbia sommato anche l'incompetenza, per cui i suoi ritardi nel tirare le somme rendono ora inevitabile il commissariamento della citta' in attesa di elezioni lontane. Che Bologna venga commissariata da un governo razzista fascista e mafioso oltre che ovviamente sessista, non e' che la ruse de l'histoire, come direbbe il mio amico Bonaga. Avremo tutto il tempo per assistere al disfacimento del partito degli affari e alla sua ricostituzione sotto altre bandiere? Puo' darsi, ma cosa cambia? Chi sara’ il prossimo sindaco? Un mercante di schiavi, un prosseneta d’alto bordo? O forse un prete violentatore di bambini che fa la morale ai drogati? L’anno scorso creammo un gruppo che si presento’ alle elezioni comunali con il nome Bologna citta’ libera. Il nome era sbagliato, perche’ Bologna non e’ una citta’ libera. Eppero’ non e’ detto che l’anno prossimo, quando prima o poi si terranno le elezioni comunali, noi stranieri , noi fuori sede, migranti clandestini esuli e nemici di Bologna ce ne staremo a guardare. Non sperino di essersi liberati di noi neppure dal punto di vista elettorale. Al momento opportuno decideremo, e non e’ detto che decideremo di non presentarci. Soltanto che a mio parere non ci dovremo chiamare bologna citta’ libera, bensi’ uomini e donne libere di Bologna. Che vuole dire, e lo dichiareremo: nemici di Bologna. Lista ostile.
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