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Loop 15: il trailer!


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Scritto da Administrator   
Domenica 29 Marzo 2009 13:06
La crisi, Barack e la guerra civile interetnica - Loop Atto Secondo da Martedi 17 e in libreria dal 24 Febbraio

Crisi, caos, guerra civile interetnica, pogrom che attraversano le metropoli e le periferie, conflitti e guerra al tempo del dopo futuro. Riecheggia nel tempo presente la frase dei pirati di Valerio Evangelisti sospesi tra il dare degna sepoltura ad un mondo in via d’estinzione e i primi vagiti di un mondo nuovo e terribile, la modernità. “Voglio svegliarmi con il vento che mi porta l’odore del sangue” esclama uno dei fratelli della Costa. La pirateria sopravviverà a se stessa, consegnando al mondo degli stati nazionali e della borghesia produttiva tutta la sua violenza.
 Loop, a bordo di un sloop corsaro, si regala un viaggio dentro l’apocalisse. Una lettura acida che non disdegna un cedimento al fascino del messia, quel Barak Obama che non ti aspetti e che da logo, da prodotto immateriale diviene carne e trasformazione: parità contrattuale, diritti civili, chiusura di Guantanamo, dialogo con l’islam, rivoluzione verde, ridimensionamento del top management, rilancio del ruolo pubblico. Non sappiamo se è troppo o troppo poco certamente è andato oltre le nostre migliori aspettative. Ci saremmo accontentati di molto meno, un logo in grado di attrarre e rafforzare una domanda collettiva di cambiamento. Certo continueremo ad osservare a verificare a misurare con il nostro metro di saccenti europei. Intanto l’Impero del male con un colpo di scena degno della migliore Hollywood ha cambiato il setting e l’agenda del pianeta. Dentro l’apocalisse il vento del cambiamento soffia da Occidente. Un soffio timido che, ad oggi, non riesce minimamente a controbilanciare la direzione regressiva determinata dalla rottura della giara dei venti. Un soffio timido che non spegne i fuochi di Gaza, né il genocidio del popolo di Palestina, un soffio tenue che non ha smorzato la forza dell’apparato militare e industriale che sin qui ha determinato la partita politica negli USA. Vento d’occidente, inatteso e contraddittorio.
Nel cuore della rivista la traccia da seguire la suggerisce il manifesto sul post futurismo che chiude definitivamente l’epoca in cui si inventò il futuro. Oggi il futuro non esiste più, o meglio è proprio la morsa del futuro inteso come minaccia che ha scatenato l’onda e la rivolta studentesca, è la stessa morsa disperata che muove le pulsioni degli operai inglesi contro quelli italiani. Così come non leggere con occhi incapaci di prospettiva, fotografie statiche inchiodate su zoom sparati su sagome individuali, la violenza diffusa del tutti contro tutti, o del tutti (italiani e stranieri) contro le donne, o ancora del tutti (italiani e italiane) contro gli stranieri? Come non connettere la crisi, l’assenza di futuro con i pogrom, i roghi e gli stupri etnici che nutrono le cronache di un Paese governato con la paura? Come non cogliere gli elementi di una guerra civile a bassa intensità sfuggita di mano agli apprendisti stregoni che l’hanno evocata in ogni passaggio elettorale?
Sarà quindi la crisi, nelle sue molteplici ricadute il centro di questo numero, provando e riprovando a ragionare sulla fuoriuscita dalla crisi come possibilità di riaprire la partita sul reddito di cittadinanza, la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario e la conversione ecologica del sistema produttivo. Ragioneremo di come sostenere la domanda, del ruolo del pubblico in questa impresa, di come sostenere una domanda qualificata aggregata, una domanda a basso impatto ambientale in grado di ridurre la distanza tra valore d’uso e valore di scambio dei beni e servizi socialmente indispensabili.
Ci occuperemo, inoltre, di memorie scomode e di presente, di pirati del secondo millennio che assaltano le carovane sulla via della seta, di inchieste anti sovversivi nella Francia del lodo Mitterand, ci occuperemo di musica, di cinema, di super otto e con Paco Ignacio Taibo rifletteremo sull’etica dei tre moschettieri.
Loop compie il suo secondo passo, corpo fragile e pieno di vita e capace di moltiplicare relazioni di attraversare con il suo stile culture e linguaggi asincroni, alla ossessiva ricerca di parole nuove e antiche storie. Abbiamo scommesso sulla irriducibile vocazione alla conservazione del campo della cosiddetta sinistra. Loop continua a pensare che non ci saranno tempi supplementari o possibilità di acconciarsi ad una qualche scorciatoia partitica, movimentista o di cultura politica. La crisi che sta cambiando il volto dell’occidente, travolgerà gli equilibri nostrani mettendo a nudo la povertà di visione e d’immaginario di chi governa e di chi si oppone. La crisi economica dimostrerà quanto il tema sicurezza sia un involucro pieno di cattiva politica, spazzerà via certezza e interessi. Saremo tutti chiamati a ragionare sul come si esce dalla crisi non accontentandoci del fatto che non vogliamo pagarla.
Saremo chiamati a non ridurre tutto a dimensione sindacale, la crisi si affronta con un di più di fantasia non con la parcellizzazione dei conflitti. Ci soccorrono le parole di Erri De Luca alle prese con il Chisciotte: “Il visionario è chi sta sotto una lampante luce e vede così tanto meglio da essere per gli altri irricevibile. Il visionario non è un sognatore ma un perseguitato in veglia da una lucidità spietata.”
Loop atto secondo si predispone a giocare la partita delle culture e dei linguaggi della trasformazione a tutto campo. Senza certezze e paure. Siamo nel gorgo, trovare la rotta sarebbe già un passo avanti.
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Ultimo aggiornamento Domenica 29 Marzo 2009 13:08
 

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