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Dalla parte della "teppa" |
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Scritto da Administrator
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Lunedì 18 Luglio 2011 12:34 |
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Oggi come allora, in Valsusa come a Genova, sempre dalla parte dei giovani e irruenti ribelli.
Marco Philopat Dove sono finiti i macellai cileni dI Genova 2001? Quelli che massacrarono a calci in faccia i giovani dimostranti - quelli che portarono le molotov davanti alla Diaz - quelli che pisciarono addosso ai fermati di Bolzaneto? Non sono di certo spariti - qualcuno di loro ha ottenuto persino promozioni, come ricompensa del buon lavoro effettuato. C’è un libro - ACAB di Carlo Bonini - che spiega bene come questa gang si sia rafforzata negli ultimi anni. E l’abbiamo vista all’opera in più occasioni tra stadi e manifestazioni di piazza. Una tra le più recenti è stata l’agguato a Civitavecchia contro i pastori sardi. Eppure in questi giorni - a proposito della manifestazione in Valsusa - ci tocca stupirci ancora una volta per la propaganda degli old-media contro la fantomatica resurrezione della figura del black bloc. Ma è possibile che nessuno si ricordi del G8 di Genova proprio quando ricorre il decimo anniversario? Ma è possibile che nessuno attui un collegamento così semplice?
Oppure bisogna rammentare che, se non ci fossero stati i giornalisti cattolici - anch’essi malmenati dalla polizia sul lungomare genovese -, nulla sarebbe saltato fuori oltre alla ritrita tattica di dividere i buoni dai cattivi che ha unito - ieri come oggi - i cori di tutti i politici e commentatori. Ora - con la crisi che morde le chiappe anche alla classe media - sarebbe il caso di prestare più attenzione alla comunicazione virale della rete - piuttosto che limitarsi ad ascoltare le veline del ministro Maroni, o mandare sul campo inviati speciali, i quali devono sudare ore per trovare almeno un valsusino disposto a schierarsi dalla parte dei poliziotti per poi sperare di vedere rinnovato il proprio contratto semestrale. Ormai in molti sono consapevoli che in Valsusa siamo di fronte a una violenza ben più grande, quella che solo il denaro è capace di generare - nessuno più crede ai progetti faraonici in questa fase critica, dove anche la gente normale si sta incazzando in maniera esponenziale e non vuole più confrontarsi con le frottole con cui si infarciscono i telegiornali. E allora scende in piazza per difendere i pochi beni comuni rimasti - l’ambiente - la dignità sul lavoro - i diritti inalienabili di un’etica universale e infine per l’uguaglianza. Ai più giovani il difficile compito di porsi in prima linea. È facile leggere gli strilli dei grandi quotidiani online e poi descrivere come parassiti o addirittura criminali coloro che hanno subito il bombardamento a tappeto dei lacrimogeni lanciati ad altezza d’uomo. Tra l’altro, mi dicono che i candelotti si dividevano tipo bombe a grappolo, in cinque o sei pezzi che poi - come stelle ninja - colpivano e laceravano cortecce d’alberi e pelli umane in diverse direzioni. Inoltre il termine parassita mi sembra fu invocato anche da Ben Ali, da Gheddafi e qualche settimana fa pure da Assad in Siria per screditare e criminalizzare i rivoltosi - in quei casi però quella parola assunse un significato del tutto diverso nel nostro teatrino mediatico - o sbaglio? A mio parere parassita è anche il muschio che protegge e abbellisce la pianta dove attecchisce - e che in antico dialetto milanese si chiamava teppa. Ebbene, i cosiddetti teppisti da che parte stanno? Stanno dalla loro parte - e sono mossi esclusivamente dalla determinazione per una lotta che reputano giusta. Vorrei citare i Clash che ai giovani e irruenti ribelli dedicarono una canzone - Rudie can’t Fail - Rudie non può sbagliare - perché a questo punto è necessario distinguere tra i dimostranti che agiscono con la sola forza dei propri corpi e senza alcun tornaconto economico, dagli agenti ben protetti, ben remunerati e in teoria addestrati all’ordine pubblico. Bisogna capire che un sasso lanciato su uno scudo o un casco è ben diverso da un altro lanciato nell’opposta direzione - e che magari va a frantumare calotte craniche coperte al massimo da un berretto di tela. Proprio come dieci anni fa… Carlo con il suo estintore e il rotolo di scotch infilato nel braccio - contro le pallottole dell’agente Placanica. Nei giorni successivi ai fatti di Genova scrissi che a 23 anni assomigliavo in tutto per tutto a Carlo - oggi sono sicuro che molti valligiani e tutti i loro sodali di quella stessa età assomiglino a lui. Credo che questo sia il miglior modo per ricordare Carlo.
Tratto da Loop 14 in edicola dal 21 luglio 2011
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Ultimo aggiornamento Lunedì 18 Luglio 2011 12:37 |