lunedì 25 giugno 2012 - ore 20.00 | ACER - via di Villa Patrizi 11, Roma
NAKED CITY PROJECT
coordina Stefano Simoncini
interventi di:
Giovanni Caudo, Ernesto D'Albergo, Sofia Sebastianelli
Giulio Moini, Maurizio De Bonis, Lina Pallotta
Giorgio de Finis, Gabriella Guadalupi,
Luca Lo Bianco, Nazario Dal Poz,
Gianluca Peciola, Adele Sarno
Naked City Project è un progetto ampiamente collaborativo e open data di indagine sperimentale a tutto tondo sulle strutture profonde della metropoli, cioè sui fattori socio-economici della sua configurazione e organizzazione, così come sulle condizioni generali, oggettive e soggettive, dell'abitare. Ma è anche un laboratorio culturale che, sfruttando pienamente tutte le potenzialità del socialnetworking, intende sperimentare nuove forme di produzione e diffusione della conoscenza.
stiamo attraversando una crisi profonda di tutta l'organizzazione sociale e politica delle società a capitalismo avanzato, che sta producendo un'erosione dei tradizionali meccanismi di rappresentanza fondati sui corpi intermedi della società, tra cui partiti e sindacato, che non funzionano più come catena di trasmissione attiva nei due sensi: la traduzione dei bisogni e desideri delle masse in politiche, e il trasferimento di saperi e rappresentazioni generali alle masse. Così anche i vecchi centri di produzione della conoscenza, tra partiti, università, organi di stampa e televisioni, non riescono più a fare la loro parte in questa catena, e cedono il passo alla modalità orizzontale e diffusa di comunicazione del web che sta rivoluzionando le relazioni sociali senza indicare nuove forme di organizzazione stabile.
lo scopo di questo progetto è sperimentare nuove forme di condivisione e organizzazione che, intrecciando le reti e ancorandole a un sistema concreto di relazioni sui territori, porti a invertire la tendenza dei flussi comunicativi: dove era frammentazione e dispersione subentri integrazione e stabilizzazione in una reale dialettica conoscitiva che coinvolga porzioni quanto più ampie di popolazione.
di qui la scelta della scala metropolitana, che tiene insieme particolare e universale, dinamiche territoriali e processi globali, di qui la volontà di integrare su una stessa piattaforma ambiti conoscitivi, linguaggi, settori disciplinari. Per creare strutture logiche condivise, definire indicatori necessari per leggere i fenomeni e le politiche, integrare approcci quantitativi e qualitativi, intrecciare orizzonti epistemologici distanti. Il nuovo paradigma che può essere adottato è quello della cosiddetta scienza post-normale, cioè l'elaborazione di approcci transdiscilinari e ampiamente collaborativi che conducano a una interpretazione flessibile e a una gestione allargata di sistemi complessi (http://www.eoearth.org/article/post-normal_science).
















