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Mercoledì 25 Gennaio 2012 15:11 |
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Lorenzo Declich
Da diverse settimane gli attivisti egiziani preparano l’anniversario della Rivoluzione del 25 gennaio, che iniziò col “Giorno della Rabbia”. Le cose sono cambiate, eccome, rispetto a un anno fa.
La piazza è molto diversa. Principalmente perché quest’anno la rivendicazione principale riguarda i militari, a cui i manifestanti chiedono di farsi da parte (la campagna principale degli attivisti è contro le “bugie” dei militari), mentre un anno fa i militari erano considerati, a torto o a ragione, i garanti della piazza. Una rivendicazione molto più dura e di difficile realizzazione della precedente, perché colpisce il cuore del potere egiziano, strutturatosi tutto attorno alla rivoluzione degli “ufficiali liberi” del 1952.
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Martedì 24 Gennaio 2012 14:14 |
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Mario Tronti
Ragioniamo. Ho letto così il discorso di Asor Rosa ("I sette pilastri della saggezza", il manifesto....). Dai pezzi sparsi - proponeva - cerchiamo di ricostruire il puzzle, mettendo in fila eventi e fatti, ciò che di nuovo è accaduto e sta per accadere. Un saggio da rivista, più che un articolo di giornale. Ma il manifesto è un giornale pensante. E dunque sta bene così. Il passaggio è inedito. Il salto rispetto all'immediato passato c'è stato. È compito di ognuno di noi riposizionarsi sul nuovo terreno, nell'analisi e nell'iniziativa.
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Lunedì 09 Gennaio 2012 11:29 |
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Bifo
Qualche giorno fa ho letto su un giornale questa dichiarazione di Nichi Vendola: “IL PD ha dimostrato una grande generosità sostenendo Monti, ma in ogni caso noi non romperemo per questo con Bersani perché la cosa più importante è la prospettiva. Noi non siamo il governo, vogliamo chiudere il berlusconismo con una svolta a sinistra. Monti faccia la sua opera, nel tempo più breve possibile e poi la parola passi alla democrazia.” Chissà se Nichi Vendola può rendersi conto della bestialità che gli è uscita di bocca. Qui provo ad aiutarlo nella riflessione. Cosa significa la frase: Monti faccia la sua opera? Traducendo in italiano Vendola ha detto: che Monti si sbrighi a distruggere la vita di milioni di pensionati, lavoratori, insegnanti, studenti, migranti, si sbrighi a spostare un’enorme quantità di risorse dalla società alle casse del ceto finanziario predone, insomma si sbrighi a distruggere la vita civile e a creare le condizioni per un’ondata di rigetto anti-europeo razzista e nazionalista. Poi si ritorni alla democrazia. Per farci cosa? Per decidere il colore con cui dipingere le macerie?
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Venerdì 30 Dicembre 2011 11:01 |
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di Lorenzo Teodonio
1. White riot Nati sotto il segno della Pantera, morti a Piazza Alimonda il 20 luglio 2001 ci troviamo oggi a vedere i nostri fratelli minori impiegati in un white (?) riot senza precedenti. Gli eventi del 14 dicembre sono stati solo la classica punta d’iceberg di un malessere sacrosanto; anzi, visto la prevalenza delle metafore climatiche, una tempesta largamente prevista. E nell’occhio del ciclone sono finiti quanti, per anni, hanno detto essere finito il conflitto.
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Ultimo aggiornamento Venerdì 30 Dicembre 2011 11:19 |
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Giovedì 22 Dicembre 2011 14:16 |
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di Gianni Rinaldini e Luca Casarini
Una delle peculiarità di questa crisi, che a nostro avviso è allo stesso tempo «del» e «nel» capitalismo, sembra quella di rendere tutto molto cristallino. L'opacità classica dei processi che in ultima istanza generano ciò che chiamiamo sfruttamento e dominio sull'uomo e sulla natura, è sostituita da un disvelamento che appare persino arrogante, tanto è palesato. Il passaggio del Governo Monti è in qualche modo figlio di un'idea bipartisan di abdicazione della politica e della democrazia. Negarlo, come fanno coloro che lo ritengono un'obbligata conseguenza dell'emergenza, è solo un modo per imbrogliare i cittadini e se stessi. Anche l'Europa, per la prima volta, si presenta per quello che è: lo spazio politico dove l'egemonia neoliberista della finanza del capitale e del mercato, è fatto proprio dal sistema dei partiti e dei governi, fuori e contro gli ideali, e la retorica, dei "padri fondatori".
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Martedì 20 Dicembre 2011 15:16 |
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Una proposta di Lucia Berardi e Franco Berardi “sii il cambiamento che vuoi vedere nella società” (Gandhi) Il discorso sulla democrazia è concluso. Capitalismo finanziario e democrazia sono incompatibili. La democrazia è stata cancellata e qualsiasi scelta politica che si fondi sulla presupposizione dell’esistenza della democrazia va considerata da questo momento in avanti come collaborazione con la dittatura finanziaria. Viviamo ed agiamo nella sfera di una dittatura feroce, seppure impersonale, anzi tanto più feroce in quanto impersonale. L’azione deve quindi assumere il carattere dell’esodo, dell’abbandono dello spazio dominato dalla dittatura, e dell’appropriazione. Per questo l’occupazione è la forma generale dell’azione. Occupare significa al tempo stesso: compiere un gesto simbolico di denuncia, mettere in moto un processo di riattivazione della solidarietà e riappropriarsi di qualcosa che è necessario per la sopravvivenza.
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Emiliano Bertocchi
Il sesso come dipendenza. Come il protagonista di Hunger (interpretato dallo stesso Fassbender e pellicola prima del regista Steve McQueen) anche Brandon vive in una prigione. Fatta di comportamenti compulsivi dai quali non riesce a liberarsi. Masturbazione quotidiana nel bagno dell’ufficio, serate davanti al computer a guardare siti pornografici o spettacoli in webcam, incontri con prostitute. Il sesso diventa un’ennesima manifestazione del malessere di una società capitalista, quella americana. Il sesso come consumo. Dove è l’accumulo di situazioni, di penetrazioni, di orgasmi a dettare il ritmo, sempre più frenetico, di un piacere che diventa irraggiungibile.
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Emiliano Bertocchi
Vecchie stanze fumose. E fantasmi e ricordi che si muovono negli spazi chiusi. E la malinconia per il tempo perduto e i volti scomparsi. Si diffonde oltre l’intreccio, l’essenza di questo film. Oltre le parole e il genere di appartenenza. E’ nelle facce stanche e invecchiate, nei corridoi percorsi, nelle solitudini di vite che si vanno dissolvendo.
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