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"Cronache da Siviglia" sulle tracce di D.F. Wallace PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Martedì 26 Maggio 2009 13:53

Recensione di Martina Rocchi

A volte capita d'incontrare dei libri di difficile definizione, sulla cui natura la domanda proposta dalla lettura continua a rimanere aperta.

L'ultimo di questi che mi sia finito tra le mani è “Cronache da Siviglia”, di Federico di Vita, esordiente scrittore romano edito da Round Robin, piccola ma fantasiosa realtà editoriale.

È difficile definire “Cronache da Siviglia”, più volte durante la lettura ci si domanda che cosa questo volumetto sia. Un libro di viaggio, un epistolario amoroso, uno spaccato d'autobiografia, un romanzetto generazionale, una guida turistica, un manuale atipico di un'esperienza Erasmus? In definitiva “Cronache da Siviglia” rappresenta un'eccentrica shakerata miscela di tutto questo. Dalla sua certamente l'autore ha la vocazione del viaggiatore settecentesco, una predilezione che il lettore avverte, ama parlare minuziosamente di Siviglia, dei suoi vicoli, dei suoi giardini, e lo fa con passione: le sue descrizioni hanno poco della cartolina turistica e molto “della vista del cuore”. Si sente che Siviglia è una città che ama ed è capace di farla amare anche al lettore. Nel descriverne le bellezze usa una lingua controllata, fluente. Ma d'altro canto quella del viaggio è solo una delle note, delle sfumature testuali. La struttura del breve romanzo è tenuta insieme da una corrispondenza amorosa corsiva (corsara?) tra un lui e una lei innominati, in cui è difficile stabilire con certezza chi o cosa l'autore intenda rappresentare: a tal proposito lui stesso dichiara "all'inizio pensavo di poter rileggere quegli antichi stralci come la proiezione di un dialogo tra un uomo e la città. Poi era evidente che lo sdoppiamento fornito da questa corrispondenza al mio libretto poteva raddoppiare la storia d'amore mancata che vi è accennata". Ma ancora non mi risolvo a collocare il testo in questa o in quella cella nella grata della classificazione letteraria. Romanzo breve sì, grazie al mistilinguismo (vi sono parti in cui la lingua vira verso un fresco e scanzonato dialetto romanesco, altre in spagnolo, accenni in portoghese), ma anche, a nostro avviso soprattutto, questo testo rappresenta un nuovo modo espressivo di quella che viene chiamata letteratura di viaggio. Ecco, nella mia ideale libreria “Cronache da Siviglia”, pur con tutte le dovute riserve del caso, lo metterei tra i libri di viaggio. E fa parte, se mi si passa il paragone, di quel particolare tipo di scrittura insieme personale e saggistica, cui come riferimento potremmo prendere i saggi di David Foster Wallace. Di Vita (che magari in futuro in alcuni punti dovrebbe forse rifinire parti del testo) potrebbe prendere spunto proprio dal compianto scrittore americano e - considerando la sua naturale inclinazione (inconsapevole?) verso quel tipo di scrittura, insieme leggera e profonda - farebbe bene a seguire insieme la sua indole di sognante e divertito viaggiatore dallo sguardo medievale tenendo al contempo presenti gli esiti del modello proposto. Se dovesse farcela lo dirà il tempo, per ora ci accontentiamo di suggerire la lettura di queste Cronache, che sono un libro divertente e piacevolmente sperimentale.

Ultimo aggiornamento Martedì 26 Maggio 2009 22:14
 

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