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Vito Teti, La melanconia del Vampiro PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Lunedì 26 Ottobre 2009 18:45

recensione di Livio Ciappetta

Edito per la prima volta nel 1994 per la manifesto libri, e ripubblicato nel 2007 in una versione in parte rivista e ampiata, “La Melanconia del Vampiro” esplora una delle figure simboliche che più hanno contaminato la società europea dalla prima metà del ‘700 ad oggi, attraverso un percorso che definisce i contorni del vampiro folklorico, romantico-letterario, per giungere all’uso cinematografico e narrativo più recente, di indiscussa e continua fortuna.

L’autore, Vito Teti, è certamente uno dei principali antropologi italiani, grazie alla vastità della sua produzione scientifica e ai numerosi ambiti di ricerca, tra i quali figurano l’antropologia dell’alimentazione, l’antropologia del viaggio e dell’emigrazione, l’antropologia religiosa, l’antropologia dell’abbandono e dello spopolamento, il tema delle rovine, della melanconia e della nostalgia con particolare riferimento al Mezzogiorno d’Italia e al Mediterraneo.
Il vampiro, figura che affonda le sue radici nel paganesimo latino, emerge con i tratti a noi più familiari nella prima metà del ‘700, interessando alcune regioni europee ancora arretrate e legate ad un’economia agricola di pura sussistenza. Decine di migliaia di casi sono segnalati, nell’arco di un cinquantennio, tra la Moravia e la Serbia, ma anche in Grecia, Moldavia, Transilvania. I tratti sono simili nella sostanza, benché i modi e i tempi della presenza dei vampiri siano dissimili. In Grecia ad esempio, il momento di maggior rischi per l’attacco del vampiro è il mezzogiorno, quando il sole fa scomparire le ombre, e il vampiro che per sua natura non la produce può confondersi tra la gente.
Tra le varie cause che producono l’isteria collettiva, l’autore sottolinea le numerose carenze scientifiche dell’epoca che, non conoscendo ancora con precisione le fasi di decomposizione immediatamente successive al decesso di un individuo, attribuivano alcuni segni esteriori del defunto all’inequivocabile presenza del vampiro. Denti sporgenti, gonfiore e pallore, sangue alla bocca, emissione di gemiti durante i celebri riti di purificazione, che prevedevano l’introduzione nel petto del defunto di un palo di legno. Fenomeni successivamente spiegati dalla scienza, produssero effetti drammatici nelle popolazioni interessate, tanto da indurre l’autore a ritenere che il fenomeno del vampirismo, proprio in virtù delle psicosi collettive che provocava, possa essere considerato in qualche modo l’erede della stregoneria cinque-seicentesca. Le cronache coeve, redatte da prelati, messi imperiali e giudici locali narrano vicende agghiaccianti, nelle quali al timore per la presenza del Vampiro si somma l’ira delle popolazioni contaminate dall’epidemia vampirica, che esplosero in violenti riti purificatori, per i quali migliaia di cadaveri vennero esumati per esservi sottoposti. Il timore del ritorno dei morti è sempre stato presente in ogni culutra e società, spesso associato alla struggente malinconia che gli stessi proverebbero per aver perduto i propri cari. Perciò i vampiri mietono vittime principalmente tra i propri familiari, per poterli incontrare di nuovo. 
   Il secolo successivo, e in particolare la letteratura romatica, eredita la figura del vampiro, proponendone una versione melanconica, inserita tra le ombre delle principali capitali europee. La desolazione e la paura della morte, così come il timore del ritorno dei defunti, si intrecciano nelle figure folkloriche e romantiche dei non-morti. Talvolta è proprio lo struggente desiderio dell’amore a cui si è stati strappati che riporta in vita i defunti sotto forma di vampiri, e la produzione letteraria ottocentesca in proposito è vastissima. Molte donne vampiro, strappate dalla morte ai loro amori e alla loro bellezza, ritornano per appagare quei desideri di cui sono state private. La sindrome di soffocamento, descritta da molti di coloro che hanno subito l’attacco di un vampiro, è del tutto simile alla possessione degli incubi-succubi, dunque legata all’atto sessuale. Il corpo della persona aggredita è schiacciato nel sonno dal vampiro che si posa su di lui. Una suggestione di rara potenza, in cui pische, letteratura e folklore si combinano con risultati sorprendenti.
Da Carmilla a Dracula, giungono ai nostri giorni personaggi letterari che colgono profondamente le paure e le angosce della società, e per questo continuano ad ottenere uno straordinario successo, testimoniato anche dall’uso vasto e vario del termine vampiro, che già Voltaire adopera per indicare gli speculatori, coloro che succhiano il sangue alla povera gente.
Ataviche paure e necessità profonde si annidano nell’immagine dei revenants, coloro che ritornano. La fiera opposizione della Chiesa e del pensiero illuministico contro ogni tipo di superstizione, e dunque anche contro i vampiri, non fu sufficiente per annichilire una straordinaria figura simbolica, che peraltro, anche grazie all’uso sapiente del materiale folklorico  proposto dagli autori romantici, conserva intatto un fascino straordinario.
 

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