| Grande sertao, di Joao Guimaraes Rosa |
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| Scritto da Administrator |
| Giovedì 15 Aprile 2010 16:25 |
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Recensione di Livio Ciappetta.
Il governo è lontano, l’ordine e il progresso non arrivano nelle distese aride dei sertoes, e la legge delle bande è l’unica onorata. Una legge arbitraria, che non per questo è meno giusta. Sa rispettare la povertà e le virtù della gente, e l’accoglienza non è un fatto di convenienza. I capi si affrontano, i giusti e leali con la loro terra contro gli opportunisti al soldo del potere. Joca Ramiro, Medeiro Vaz, il re dei gerais, Zé Bebelo. Nelle estese fazendas, lungo i fiumi e nelle vallate di buritís, grandi e sanguinose battaglie scandiscono le storie dei Jagunços, i banditi del sertão. Uomini d’arme che Riobaldo segue e ama, nella strada che lo conduce a diventare egli stesso un capo. L’urutù bianco, il vendicatore che insegue e sconfigge i giuda. Al suo fianco Diadorim, bellissimo sin da bambino. Il ricordo di Riobaldo, ormai vecchio, è pieno d’emozione per colui che, al suo fianco per tanti anni, non ha mai potuto amare come avrebbe voluto. Ed è nell’ultimo viaggio che Riobaldo, con i due fedelissimi Alaripe e il Quipes, uomini con 100 morti ciascuno, raggiunge una consapevolezza stentata e incompresa per tanti anni. |
| Ultimo aggiornamento Giovedì 15 Aprile 2010 16:29 |




Riobaldo, bandito del sertão. Vossignoria sappia, che questa è una storia vera, della gente dell’interno e della loro giustizia. Dell’amicizia e delle battaglie, della violenza e dell’amore tra uomini che attraversano in bande gli altipiani aridi e le vallate rigogliose, dandosi buona guerra.