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Peppino Impastato – Un giullare contro la mafia PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Domenica 06 Marzo 2011 10:38

Recensione di Aldo Benassi

La casa editrice Becco Giallo ha il merito di aver raccontato alcuni momenti cruciali della storia d'Italia con un linguaggio nuovo e originale. La biografia di Peppino Impastato, “Un giullare contro la mafia” (pp 128, € 14,00) scritto da Marco Rizzo e illustrato da Lelio Bonaccorso ne è un altro valido esempio. La vita del giovane di Cinisi che sfidò la mafia e la sua stessa famiglia non viene ripercorsa in maniera cronologica, rendendo la narrazione frammentata, ma non per questo inefficace.

Molte delle pagine sono dedicate agli anni del suo impegno a fianco dei contadini che non volevano farsi espropriare le terre per la costruzione della terza pista dell'areoporto di Punta Raisi, l'attività del circolo “Musica e Cultura” da lui fondato e portato avanti grazie all'aiuto dei compagni e del fratello che gli passava i vhs per i cineforum senza farsi scoprire dal padre, che lo aveva già sbattuto fuori di casa per il suo “La mafia è una montagna di merda” scritto nelle pagine del giornale ciclostilato “L'idea socialista”.

 

 

Per gli autori non è stato facile adattare questo tipo di forma di narrazione al personaggio di Peppino, visto che il film di Marco Tullio Giordana “I cento passi” con la magistrale interpretazione di Luigi Lo Cascio è stata la maggiore opera, in questo caso cinematografica, che ha ridato vita alla sua figura e l'ha fatta conoscere al grande pubblico. Ma questo fumetto la rende ancora più autentica, descrivendolo come una persona allegra, spiritosa ma allo stesso tempo profonda. E tutte le pagine dedicate alla storia sono pregne di questa vitalità che affascinava i suoi compagni di strada e affascina ancora oggi chi vede in lui un esempio di consapevolezza dei problemi della realtà in cui si vive e trova la forza per cercare di cambiare le cose. La tecnica del disegno ha permesso di raccontare in maniera più cruenta e reale la scena del suo omicidio che a detta dello stesso Rizzo, voleva essere un vero pungno allo stomaco, proprio per dare una dimensione reale al concetto stesso mafia e della sua violenza, anche fisica. Così anche nell'ultima tavolta, dove Peppino viene raffigurato simbolicamente tra le persone che compongono il corteo organizzato dopo la pronuncia della sentenza che nell'ottobre del 2000 condannò all'ergastolo Gaetano Badalamenti, rifugiatosi negli Usa.

 

Da sottolineare la cura grafica presta per la realizzazione della copertina, dovuta soprattutto alla innegabile bravura dello stesso Bonaccorso. Ad arricchire il volume ci sono una cronologia degli eventi dalla nascita di Impastato fino alla pronunciazione della sentenza, una bellissima intervista al fratello Giovanni che parla a cuore aperto del suo rapporto difficile ma non impossibile con il fratello, che descrivendolo come una persona dotata di grande intuito e spiccata sensibilità e un'intervista a Salvo Vitale uno dei principali animatori insieme a Faro di Maggio e lo stesso Peppino dell'emittente Radio Aut. Vitale, suo braccio destro, lo definisce così:”Peppino è un personaggio ancora scomodo:si prova disperatamente a istituzionalizzarlo, ma ci si accorge che la sua figura ribelle e la sua carica eversiva rischiano di spalancare orizzonti pericolosi per l'ipocrisia del perbenismo borghese e il conformismo generalizzato.”

 

La lettura di questo libro è utile per chi è la prima volta che si avvicina alla storia di questo simbolo della lotta contro la mafia e di coraggioso impegno civile. Suggerisce ulteriori approfondimenti musicali, testuali e visivi. Contribuisce a restituirci l'esempio di un giovane uomo che amava e soffriva per la propria terra, per la bellezza che il cemento le avrebbe tolto. Sicuramente un rivoluzionario rispetto al contesto in cui viveva, che con mezzi molto semplici aveva messo in difficoltà un potere forte e apparentemente invincibile come quello mafioso, a cui Peppino tolse quel consenso sociale che i boss non possono permettersi di perdere. Usando quell'arma che essi odiavano di più: l'ironia e lo sfottò, come riportato dalla prefazione di Lirio Abbate.

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Ultimo aggiornamento Domenica 06 Marzo 2011 10:41
 

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