| L'antiburattinaio: Pasolini e le ragioni del dissenso |
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| Scritto da Administrator |
| Sabato 28 Marzo 2009 22:24 |
Recensione di Maria Lina Pirone “E’ il Potere che decide, che muove a suo piacimento i fili dell’uomo-burattino, ignaro della verità, nell’equivoca strada dello sviluppo e della menzogna, e lo getta nei rifiuti quando non serve più”: sono parole di Maria Laura Gargiulo, autrice del saggio L’antiburattinaio: Pasolini e le ragioni del dissenso. In Che cosa sono le nuvole - cortometraggio di Pier Paolo Pasolini datato 1967 – dopo essere stati assaliti dal pubblico in rivolta, Totò-Iago e Ninetto-Otello vengono gettati dall’“immondezaro”, Domenico Modugno, dentro una discarica.
Solo allora i due burattini scoprono la “straziante, meravigliosa bellezza del creato”. In questa breve pellicola è racchiuso il pensiero pasoliniano: la critica nei confronti del “potere”, inteso non solo come sopraffazione ma soprattutto come manipolazione intellettuale. “Non considero niente di più feroce della banalissima televisione”. Come un profeta sciagurato, Pasolini aveva intuito la catastrofe dei giorni nostri oltre cinquant’anni fa. Come chi grida “al lupo, al lupo!” era rimasto inascoltato. Oggi, di fronte ad un popolo di guardoni, tronisti e letterine, non ci resta che fare mea culpa.Ritrovo l’attualità del pensiero pasoliniano in L’antiburattinaio: Pasolini e le ragioni del dissenso. Il titolo è più che azzeccato, il linguaggio semplice e curato, cavillosa l’attenzione alla ripartizione in paragrafi ed alla struttura complessiva del lavoro. Senza alcun intento didascalico, Maria Laura Gargiulo analizza con attenzione le opere di Pasolini, l’amore per la madre, il difficile rapporto col padre, la strenua difesa del dialetto, le tante e pericolose facce che assume il “potere”. Ne esce un ritratto nitido, sorprendentemente coerente – aggettivo che apparentemente poco si confà agli eccessi del genio. La bravura della Gargiulo consiste proprio nella capacità di sfuggire a falsi buonismi e, viceversa, sterili dietrologie. Alla presentazione de L’ Antiburattinaio – avvenuta a Roma, presso Palazzo Valentini, lo scorso 18 febbraio – il giornalista Filippo La Porta, ha giustamente ricordato come, durante gli anni sessanta, molti autori italiani (La Porta cita Sanguineti, Manganelli ed Eco), chiamati ad esprimersi sulla “questione pasoliniana” diedero il peggio di loro stessi. Nella sua narrazione Maria Laura Gargiulo prende le distanze da tutto ciò: studia, analizza e osserva con un apparente e dovuto distacco, ma nel rapporto col lettore abbandona ogni distanza, in perfetto stile pasoliniano. Ricordo l’intervista di Enzo Biagi in cui Pasolini deprecava l’antidemocraticità del rapporto tra spettatore e medium di massa, un aspetto che la stessa Gargiulo affronta nel suo saggio. In quell’intervista (correva l’anno 1972) Biagi esortava Pasolini ad esprimersi liberamente, ma lo scrittore sosteneva che “le parole che cadono dal video, cadono sempre dall’alto” e possono essere travisate, strumentalizzate. E’ drammaticamente buffo vedere come - esattamente trent’anni dopo, era il 18 aprile del 2002 – Biagi fu “indotto” a dimettersi dalla Rai, per l’“uso criminoso” che faceva della televisione pubblica. Ancora una volta, il profeta Pasolini, ci aveva visto lungo. |
| Ultimo aggiornamento Sabato 04 Aprile 2009 22:44 |




“E’ il Potere che decide, che muove a suo piacimento i fili dell’uomo-burattino, ignaro della verità, nell’equivoca strada dello sviluppo e della menzogna, e lo getta nei rifiuti quando non serve più”: sono parole di Maria Laura Gargiulo, autrice del saggio L’antiburattinaio: Pasolini e le ragioni del dissenso. In Che cosa sono le nuvole - cortometraggio di Pier Paolo Pasolini datato 1967 – dopo essere stati assaliti dal pubblico in rivolta, Totò-Iago e Ninetto-Otello vengono gettati dall’“immondezaro”, Domenico Modugno, dentro una discarica.
Solo allora i due burattini scoprono la “straziante, meravigliosa bellezza del creato”. In questa breve pellicola è racchiuso il pensiero pasoliniano: la critica nei confronti del “potere”, inteso non solo come sopraffazione ma soprattutto come manipolazione intellettuale. “Non considero niente di più feroce della banalissima televisione”. Come un profeta sciagurato, Pasolini aveva intuito la catastrofe dei giorni nostri oltre cinquant’anni fa. Come chi grida “al lupo, al lupo!” era rimasto inascoltato. Oggi, di fronte ad un popolo di guardoni, tronisti e letterine, non ci resta che fare mea culpa.