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Tira fuori la lingua - Storie dal Tibet PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Martedì 05 Maggio 2009 14:28

recensione di Viviana Verdirosi

"Tira fuori la lingua è un libro volgare e osceno che diffama l’immagine dei nostri compatrioti tibetani. Ma Jian non è grado di descrivere i grandi passi in avanti compiuti dal popolo tibetano nella realizzazione di un Tibet socialista unito e prospero.


 Il ritratto del Tibet che esce da quest’opera sudicia e ignobile non ha nulla  a che vedere con la realtà, e altro non è che il prodotto dell’immaginazione dell’autore e del suo desiderio ossessivo di sesso e soldi … A nessuno dev’essere permesso leggere questo libro. Tutte le copie devono essere confiscate e distrutte immediatamente."
Questo è l’annuncio della messa al bando del libro, scritto da Ma Jian nel 1987, in seguito al suo viaggio in Tibet.Lo scrittore si era appena trasferito ad Hong Kong quando, guardando la televisione nazionale cinese, venne a conoscenza della messa all’indice del suo libro, giudicato “immorale e pornografico”.Pubblicato nel febbraio del 1987, solo nell’agosto 2008 viene pubblicato in Italia. Si tratta di una raccolta di cinque racconti, ambientati nelle montagne e nei villaggi tibetani, i quali ci mostrano come la povertà e la repressione politica cinese stiano annientando un popolo e la sua immensa civiltà. Il protagonista è uno scrittore cinese che, con un matrimonio fallito alle spalle, intraprende un viaggio in Tibet , idealizzalizzato da sempre come luogo di armonia incontaminata e di pace spirituale. Durante i suoi vagabondaggi, assiste alla sepoltura di una ragazza molto giovane, morta di parto, la quale aveva acconsentito a sposare due fratelli, dopo essere stata ripetutamente violentata dal padre; divide la tenda con un nomade diretto a una montagna sacra a chiedere perdono per aver avuto rapporti sessuali con la figlia, probabilmente il padre della ragazza sepolta il giorno precedente; incontra un orafo che tiene appeso alla parete di una caverna il corpo della sua amante incartapecorito dal vento, morta atrocemente; ascolta la triste storia di una giovane lama morta durante un rito di iniziazione, tra sesso e ghiaccio. Nel libro troviamo un’allusione autobiografica, infatti Ma Jian nel 1985 decide di recarsi in Tibet in viaggio,  nella speranza di “trovare un rifugio alla società senz’anima che era diventata la Cina “ . Come scrive nella postfazione, l’impatto con la realtà tibetana è forte e si scontra con “ l’idea romantica del Tibet come paradiso terrestre in cui uomini e donne vivono in pace ed armonia “. La sua esperienza lo porta a considerare i tibetani come esseri umani con pregi e debolezze come tutti gli uomini, ridimensionando la visione mitica che spesso ci facciamo del popolo tibetano, forse per poca conoscenza. Ma Jian analizza con lucidità e con imparzialità la questione tibetana. Alla fine della postfazione riporta un detto cinese : “ ciò che è unito alla fine si separa, ciò che è separato alla fine si riunisce”.L’autore spera in una separazione del Tibet dalla Cina, in un processo d’indipendenza pacifico e veloce, per evitare che il patrimonio culturale tibetano vada perduto per sempre.Condivido la sua speranza …


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Ultimo aggiornamento Mercoledì 06 Maggio 2009 22:49
 

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