| Sono loro |
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| Lunedì 01 Giugno 2009 22:46 |
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di Fabio Giardinetti Attraversano le rocce con passo insicuro Impauriti, si abbeverano a fonti innaturali E prive di ogni riflesso percettibile a un occhio stanco. Non raggiungono mai la propria dimora, Se non saltando oltre il proprio cuore. Col pensiero di un bambino mai nato, Sviluppano cerchi nella nebbia e li colorano col sangue; Entrano ed escono dal mondo con la leggerezza di un gabbiano, Ne imitano il volo e catturano i suoi gesti, Per avventarsi sulla preda più vicina. Sono capaci di circondare un fiume, scivolando sulla creta; Intorno al nostro orgoglio, costruiscono barriere e festeggiano la nostra miseria con inumano orgoglio. Vivono della nostra irrealtà, cibandosi delle nostre battaglie; Con attacchi mirati, si richiudono a ruota percorrendo la storia. Sono morti da sempre, democratizzando le iene, Uccidendosi in sogno e perpetrando la noia. Si coinvolgono in una follia straziante, Oscurando una vita normale e piangono. Un pianto arrabbiato e ululante che Infittisce i pensieri; Come greggi delusi, anelano a pianure invisibili, Osteggiando la maternità delle nuvole E non si bagnano mai della stessa pioggia Ne rinnegano il tocco e chiudoni i loro pori. Sono morti, é vero, ma il silenzio delle loro membra è ancora in grado di ferire, per invidia o per semplice dispetto Per pazzia o per la voglia di non dischiudere mai un sogno.
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