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Dakar, a chi serve il Forum sociale mondiale PDF Stampa E-mail
Venerdì 11 Febbraio 2011 13:50

di Federica Tourn - Dakar

Il Forum Sociale Mondiale torna per la seconda volta in Africa. Dopo Nairobi 2007, il popolo dell' "altro mondo possibile" si ritrova fino all'11 febbraio negli spazi non poco dispersivi dell'Università Cheikh Anta Diop di Dakar. Nato a Porto Alegre, in Brasile, nel 2001, festeggia quest'anno l'undicesima edizione, in un clima ondivago, che da un lato registra la speranza dei quasi centomila partecipanti, dall'altro fa i conti con la difficoltà ad imporsi, sia a livello mediatico che politico. Forse a causa della crisi violenta che ha invaso il pianeta e che ha rivelato la fragilità e l'insufficienza del neoliberismo, come ha ricordato Emir Sader sul Manifesto, ma anche per l'incapacità di proporre valide alternative a sinistra, con il risultato di ritrovarci oggi, dieci anni dopo, un mondo ancora più conservatore, con l'eccezione dell'America Latina. E infatti non è un caso che proprio il Sudamerica abbia qui a Dakar una cosi significativa rappresentanza: alla marcia di apertura dei lavori, il 6 febbraio, insieme a 70 mila persone venute da 132 paesi, c'era anche il presidente boliviano Evo Morales, che è stato poi raggiunto da Inacio Lula da Silva e dal segretario del Partito Socialista francese Martine Aubry. Se Morales non ha perso l'occasione per parlare di "neoliberismo e neocolonialismo nemici del popolo", sottolineando che i servizi di base come acqua, luce, telefono debbano essere pubblici (argomento che sta particolarmente a cuore ai senegalesi, che da settimane protestanto contro il governo per i problemi con l'elettricità), non sono mancati i riferimenti alla situazione in Tunisia ed Egitto. Aubry ha esortato tutti a guardare al Maghreb non con compassione ma con ammirazione: "L'Europa ha dimenticato cosa puo' fare il popolo quando prende in mano il suo destino".
Il funzionario della dogana che mi controlla il passaporto e il foglio d'ingresso vede che sono una giornalista e mi chiede se sono a Dakar per il Forum Sociale. Si, rispondo: "E allora dimmi - mi fa ironico - a che serve il Forum?". Prima che io possa dire qualunque cosa, prosegue: "Te lo dico io, non serve assolutamente a niente. Vengono qua, si riuniscono, discutono, poi ripartono e tutto è come prima". Il suo presidente, d'altronde, la pensa come lui. Il liberale Abdoulaye Wade, che già si prepara, nonostante i suoi quasi 85 anni, a tentare il terzo mandato presidenziale nel 2012 (se non per sé almeno per suo figlio), sopporta a fatica la presenza in Senegal del Forum Sociale, di cui evidentemente non condivide nè il senso lè le ragioni. Nella seconda giornata del Forum, non si è fatto scrupolo di sottolineare quanto sia "apertamente favorevole all'economia di mercato" e, già che c'era, si è rivolto all'ex presidente del Brasile Lula -peraltro acclamato come una star dai partecipanti al Forum – che nè lui nè gli altermondialisti avevano cambiato il mondo. Contestato dalla platea, ha rettificato in parte: "D'accordo - ha detto - Lula ha cambiato il Brasile ma il resto del pianeta resta quello che è". Nel corso della settimana dovrebbe arrivare anche il presidente del Venezuela Hugo Chavez, un habitué del Forum Sociale. I veri protagonisti pero' sono - o dovrebbero essere - le migliaia di attivisti, rappresentanti di associazioni, cooperative, reti di economia solidale, uomini e donne impegnati contro ogni forma di oppressione, per la costruzione di alternative democratiche e popolari al capitalismo. L'Africa, ancora una volta, non è stata scelta a caso: - proprio sull'isola di Gorée, patrimonio dell'Unesco e simbolo dello schiavismo, il 3 e 4 febbraio si è tenuta un'Assemblea internazionale dei migranti, con la proclamazione ufficiale della Carta dei Migranti, che ha tra i suoi punti fondamentali la libera circolazione delle persone, per un mondo senza frontiere. Fare qui il Forum, allora, significa anche solidarietà per un continente che, più di tutti, ha pagato il sistema liberale e le sue crisi.

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Commenti  

 
+1 #1 clandestino 2011-02-13 11:18 A chi ed a che cosa serva il FSM me lo sono chiesto anche io, diviso tra lo scetticismo del funzionario doganale incontrato dalla giornalista e la speranza che l'attuale sistema economico-politico internazionale possa cambiare, lasciandosi permeare da principi di solidarietà, di etica e rispetto dei popoli che mettano finamente al centro i diritti umani e dell'ambiente e scalzino gli interessi delle intangibili e voraci multinazionali. E se questo non è un'utopia, potrà avvenire soltanto "dal basso" ed anche grazie ad eventi come questi. Bell'articolo, complimenti mi ha fatto riflettere sul forum Citazione
 

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